la storia del circolo Toniolo

LA STORIA                                                  

 

                                                   IL CIRCOLO TONIOLO

 

                                               Cronistoria dei primi 85 anni di vita

 

L’11 gennaio 1920 nasce il CIRCOLO GIOVANILE nella “Casa del Popolo nuovo” presso l’attuale Circolo cittadino in via Gramsci, intitolato a GIUSEPPE TONIOLO, in un palazzo acquistato da Don Paolo Pigini, primo assistente ecclesiastico, che coinvolge i giovani, allestendo tra l’altro numerosi spettacoli teatrali (in particolare, operette musicali).

Primo Presidente del Circolo Giovanile è il tipografo Armando Brillarelli.

Nel 1922, dopo un grave episodio di intolleranza in cui alcune squadracce di facinorosi mettono a soqquadro locali e biblioteca del Circolo, obbligando a chiudere l’attività per diverso tempo, viene nominato Presidente Dante Fontanella.

Nel 1930 il Circolo si trasferisce nei locali della Confraternita della Misericordia al Palazzo Mordini vicino alla Chiesetta della Misericordia, custodita dalle suore Carmelitane che accudivano gli anziani del ricovero.

Finche’ sono state a Castelfidardo, le Carmelitane e le Benedettine e gestivano anche l’asilo A San Benedetto pregavano e partecipavano alla S.Messa dietro le grate ancora visibili.

Nel 1938 diviene assistente del Toniolo don Giovanni Barbaccia, affiancando don Paolo Pigini, che ora segue i giovani di A.C. presso l’Istituto S.Anna, coadiuvato da Suor Grazia e dal maestro Osimani..

Don Giovanni Barbaccia non potrà portare a termine molte iniziative intraprese, perché un male inesorabile lo porterà a morte prematura

Nei momenti difficili del regime e della guerra i ragazzi più grandi trovano rifugio nella cantoria della Chiesa di San Benedetto per sfuggire ai rastrellamenti militari.

Dopo il passaggio del fronte (1943) le attività filodrammatiche già   avviate nella prima sede di via Gramsci, hanno un seguito in un teatrino allestito a San Benedetto.

Due novelli sacerdoti castellani sono all’opera: Don Giovanni Simonetti e don Lamberto Pigini. Li seguirà alla fine degli anni quaranta, don Antonio Monaldi e don Ottorino Cesana, venuto dal nord-Italia, determinato e dinamico, organizza la vita religiosa, ricreativa sportiva del Circolo

Nel cortile i ragazzi giocano a pallavolo, pallacanestro, calcio, calcetto: c’è la gloriosa TOPOLINO, la VIS Fidardense ecc…che conseguono notevoli traguardi sportivi. (c’è anche una “gancia” per il gioco delle bocce)

Nei locali interni ping-pong, bigliardo e bigliardino (calcio-balilla), giochi da tavolo; funziona anche una piccola biblioteca. C’è un proiettore per vedere filmini e diapositive

La domenica c’è la Messa a San Benedetto per i ragazzi alle 10, poi tutti a giocare!

Al Circolo ci sono Ragazzini – fiamma bianca – verde – rossa – poi si diventa aspiranti – juniores – seniores.

Le donne di Azione Cattolica preparano i ragazzi ai Sacramenti della Comunione e Cresima

(Serenelli Teresina Bugiolacchi Bice………)

Nasce un bollettino che poi diventa “La voce del Toniolo”. I più grandi danno vita al giornale “Nespola”.

Il Circolo ha sempre avuto un Assistente ecclesiastico: Dopo don Paolo Pigini, don Giacinto Cinelli, don Giovanni Barbaccia, don Antonio Monaldi, don Giovanni Simonetti, don Lamberto Pigini, don Ottorino Cesana è la volta di don Ubaldo Biagioli, don Giuseppe Orlandoni (oggi Vescovo di Senigallia), don Quinto Farabollini, don Franco Pranzetti, don Candido Petraccini, don Moreno Martedì, don Lorenzo Tenti,don Giuseppe Ricotti, don Davide Duca, e, oggi, Don Andrea Cesarini

I preti ad un certo momento facevano sparire il pallone (una volta magari sotto la tonaca!), si va un momento tutti in chiesa e si prega insieme. Poi tutti di nuovo a giocare

“Tanti bei ricordi…per coloro che sono cresciuti a San Benedetto -come scriveva Mons Primo Recanati nel primo numero della Voce del Toniolo – a lodare Iddio con preghiere e canti; tutti passati nelle stanze per le adunanze, recite, gare di bigliardo e ping pong, bisbocciate in occasione di onomastici, compleanni, addii a emigranti e militari. Tanti giovani sono passati nel cortile per le partite di pallacanestro e pallavolo. Furono gli anni più belli!”

 

 

In un altro giornalino del Circolo Toniolo, già Mons. Alfredo Bontempi aveva scritto:

Qui i giovani potrebbero ritrovare trasparente chiarità d’animo, fervore, spontaneità d’impulsi, generosità e disinteresse, perchè gioventù è volontà di conquista, desiderio di lanciarsi e di affermarsi, libertà spirituale, capacità di superarsi, di rinascere ogni ora, fiducia in sé e negli altri, nel proprio avvenire e nella bellezza della vita”.

…… adesso si ricomincia!

 

                       (informazioni raccolte varie fonti e testimonianze castellane

                                                                      a cura di Don Bruno Bottaluscio)

 


3 Luglio 2016

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3 Luglio 2016

La parrocchia affida alla custodia di Maria di Nazareth tutti i bambini


Revival sotto le stelle

Non Mancate…………..Cosa c’e’ di Meglio che ballare e divertirsi con dell’ottima musica…………..sapendo che così si può anche essere solidali……………..Vi aspettiamo numerosi………..

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ACCOGLIAMO MARIA DI NAZARETH !

maria di nazareth                      

     COLLEGIATA S.STEFANO CASTELFIDARDO AN

                       26 GIUGNO -3 LUGLIO 2016

                        SETTIMANA MARIANA

             ACCOGLIAMO MARIA DI NAZARETH

      STELLA DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

                

                  

 

 

                                                           PROGRAMMA

                domenica 26 GIUGNO

ore 17.30 Arrivo della statua MARIA di NAZARETH, Stella della Nuova Evangelizzazione

                                             18,00: santo rosario meditato

                                               18,30: Santa Messa / omelia / Consacrazione della famiglia

Lunedì 27 giugno               8.00: santo rosario / 8.30 S.Messa e omelia/ Consacrazione “Totus tuus”

                                             18,00 (Chiesa FIGURETTA): rosario / 18,30: S. Messa / omelia

Martedì 28 giugno          18,00: rosario / 18,30: S. Messa / omelia / Consacrazione personale

Mercoledì 29 giugno     18,00: rosario / 18,30: S. Messa / omelia / Consacrazione degli anziani

Giovedì 30 giugno          18,00: rosario / 18,30: S. Messa / omelia / Consacrazione dei consacrati/e

Venerdì 1 luglio             18,00: rosario / 18,30: S. Messa /omelia / Consacrazione degli ammalati

Sabato 2 luglio                18,00: rosario / 18,30: S. Messa / omelia / Consacrazione della parrocchia

                Domenica 3 luglio   11,00 rosario

                                                        11.30 S.Messa/ omelia / Consacrazione dei bambini

                                                         12.30 Salutiamo la partenza della statua di MARIA DI NAZARETH

 

           


don Giovanni Simonetti

don giovanni simonetti 001 Cari amici,

viene scritta questa e-mail per parlare della nuova “Associazione don Giovanni Simonetti”.

Forse qualcuno di voi, almeno tra quelli della zona di Recanati e Castelfidardo, ha conosciuto don Giovanni Simonetti e soprattutto quei sacerdoti che lo hanno avuto quale padre spirituale per due anni al Pontificio Seminario di Fano. Un sacerdote, un grandissimo amico ma soprattutto un uomo pieno di fede e ricco di cultura, grande appassionato di storia locale e di vecchie tradizioni.

Ha svolto la sua missione pastorale soprattutto nella scuola. È stato professore di filosofia al Liceo classico di Recanati ed erano proprio tanti gli allievi che lo andavano a trovare nelle ore del pomeriggio per discutere con lui: era capace di rendere semplice ogni argomento e di approfondirlo spaziando nelle varie discipline, anche quelle scientifiche.

Le ore del giorno, fuori dalla scuola, le trascorreva in Chiesa, in una piccola stanza della sacrestia, a lavorare con il computer per le sue ricerche.

Quando ha avuto dal Vescovo l’incarico di parroco per la Chiesa di Sant’Agostino di Recanati, ha iniziato a conoscere i parrocchiani, stringendo nel tempo tanti contatti personali.

La sua liturgia era caratterizzata dai canti, quasi sempre quelli popolari, più antichi, che lui ripeteva nel timore che le vecchie tradizioni potessero scomparire. Le omelie dimostravano la sua cultura, soprattutto quando si soffermava ad analizzare l’etimologia delle parole, per noi difficili, presenti nelle Sacre Scritture.

La sua modestia era unica e lo portava a mettersi sempre agli ultimi posti e a pensare “agli ultimi”: tanti immigrati lo andavano a trovare ogni giorno per ricevere un obolo e una parola di speranza.

Pertanto don Giovanni non è stato solo un uomo di cultura e di studio, ma soprattutto una fonte di amore per quanti, bisognosi, accorrevano a lui.

Ricordiamo che quando ci incontrava, ci stringeva entrambe le mani, esprimendo anche in questo modo la sua vicinanza affettiva.

Era con certezza un vero pastore di anime e avere avuto don Giovanni è stata, per la Diocesi di Macerata, una vera Grazia di Dio.

Considerato il valore non comune di questo sacerdote, fra pochi giorni costituiremo una regolare associazione con atto notarile a suo nome, in modo che il suo ricordo viva a lungo nel tempo. La nipote di don Giovanni, Angela Galassi, ricoprirà il ruolo di Presidente.

Tra i documenti di don Giovanni, sono stati rinvenuti ben 35 suoi diari: pagine ricche di riflessioni personali, scritte quotidianamente, per annotare quanto lui stesso avesse realizzato nel corso della giornata.

Pensando di fare cosa gradita ai nostri lettori della Morning Note e di Cronos, spediremo una mail periodica con alcune delle riflessioni che don Giovanni scriveva nel suo diario quotidiano. Tali pensieri certamente potranno essere un elemento di gradita meditazione per ciascuno di noi e, proprio per questo, gratuitamente provvederemo alla loro diffusione.

La presente newsletter porta il numero 1, e ringraziamo quanti vorranno leggerla: abbiamo trascritto alcune frasi, trovate nell’ultimo diario di don Giovanni, scritte tra aprile e maggio 2014.

Ringraziamo e porgiamo distinti saluti.

La Presidente Angela Galassi, nipote di don Simonetti

Il Presidente Onorario don Lamberto Pigini

 

*********

Ecco per oggi alcune frasi di Don Giovanni per le nostre riflessioni

 

13 aprile 2014

Luce e tenebre. Visione e cecità. Udito e sordità. Ci siamo in mezzo e non osservatori.

2 maggio 2014

Talvolta ho la sensazione che siamo gettati nel mondo per conservare lo splendore dei cieli e della terra e per continuare la perennità della sopravvivenza. Ma io ho anche un’anima per trasmettere la bellezza e la verità del pensiero, che vale mille montagne e mille mari.

Giusto è chi riesce a capire e a consegnare la conoscenza della tradizione, che prima di essere codificata è vissuta e ricordata.

N.B. Chi desidera avere  i prossimi numeri

         mandi la sua mail a :

info@associazionedongiovannisimonetti.com


corpus domini: spezzare il pane e spezzarci per gli altri

SS Crocifisso_colore

Omelia di Papa Francesco nella solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (giovedì 26 maggio 2016):
 
 
«Fate questo in memoria di me» (1 Cor 11,24.25).
 
Per due volte l’apostolo Paolo, scrivendo alla comunità di Corinto, riporta questo comando di Gesù nel racconto dell’istituzione dell’Eucaristia. È la testimonianza più antica sulle parole di Cristo nell’Ultima Cena.
 
«Fate questo». Cioè prendete il pane, rendete grazie e spezzatelo; prendete il calice, rendete grazie e distribuitelo. Gesù comanda di ripetere il gesto con cui ha istituito il memoriale della sua Pasqua, mediante il quale ci ha donato il suo Corpo e il suo Sangue. E questo gesto è giunto fino a noi: è il “fare” l’Eucaristia, che ha sempre Gesù come soggetto, ma si attua attraverso le nostre povere mani unte di Spirito Santo.
 
«Fate questo». Già in precedenza Gesù aveva chiesto ai discepoli di “fare”, quello che Lui aveva già chiaro nel suo animo, in obbedienza alla volontà del Padre. Lo abbiamo ascoltato poco fa nel Vangelo. Davanti alle folle stanche e affamate, Gesù dice ai discepoli: «Voi stessi date loro da mangiare» (Lc 9,13). In realtà, è Gesù che benedice e spezza i pani fino a saziare tutta quella gente, ma i cinque pani e i due pesci vengono offerti dai discepoli, e Gesù voleva proprio questo: che, invece di congedare la folla, loro mettessero a disposizione quel poco che avevano.
 
E poi c’è un altro gesto: i pezzi di pane, spezzati dalle mani sante e venerabili del Signore, passano nelle povere mani dei discepoli, i quali li distribuiscono alla gente. Anche questo è “fare” con Gesù, è “dare da mangiare” insieme con Lui. È chiaro che questo miracolo non vuole soltanto saziare la fame di un giorno, ma è segno di ciò che Cristo intende compiere per la salvezza di tutta l’umanità donando la sua carne e il suo sangue (cfr Gv 6,48-58).
 
E tuttavia bisogna sempre passare attraverso quei due piccoli gesti: offrire i pochi pani e pesci che abbiamo; ricevere il pane spezzato dalle mani di Gesù e distribuirlo a tutti. Fare e anche spezzare!
 
Spezzare: questa è l’altra parola che spiega il senso del «fate questo in memoria di me». Gesù si è spezzato, si spezza per noi. E ci chiede di darci, di spezzarci per gli altri. Proprio questo “spezzare il pane” è diventato l’icona, il segno di riconoscimento di Cristo e dei cristiani. Ricordiamo Emmaus: lo riconobbero «nello spezzare il pane» (Lc 24,35).
 
Ricordiamo la prima comunità di Gerusalemme: «Erano perseveranti […] nello spezzare il pane» (At 2,42). È l’Eucaristia, che diventa fin dall’inizio il centro e la forma della vita della Chiesa. Ma pensiamo anche a tutti i santi e le sante – famosi o anonimi – che hanno “spezzato” sé stessi, la propria vita, per “dare da mangiare” ai fratelli.
 
Quante mamme, quanti papà, insieme con il pane quotidiano, tagliato sulla mensa di casa, hanno spezzato il loro cuore per far crescere i figli, e farli crescere bene! Quanti cristiani, come cittadini responsabili, hanno spezzato la propria vita per difendere la dignità di tutti, specialmente dei più poveri, emarginati e discriminati! Dove trovano la forza per fare tutto questo? Proprio nell’Eucaristia: nella potenza d’amore del Signore risorto, che anche oggi spezza il pane per noi e ripete: «Fate questo in memoria di me».
 
Possa anche il gesto della processione eucaristica, che tra poco compiremo, rispondere a questo mandato di Gesù. Un gesto per fare memoria di Lui; un gesto per dare da mangiare alla folla di oggi; un gesto per spezzare la nostra fede e la nostra vita come segno dell’amore di Cristo per questa città e per il mondo intero

PROSSIMI APPUNTAMENTI

SABATO 28 MAGGIO  2016 ore 18:

Pellegrinaggio diocesano Crocette -Loreto

ore 20 Eucaristia nella Basilica  della Santa Casa

DOMENICA 29 MAGGIO 2016 ore 21:

Corpus Domini per le 4 Parrocchie

Concelebrazione in COLLEGIATA e processione fino

a S.Agostino (vie Marconi,Battisti,Borgo Cialdini, IV Novembre)

MARTEDI 31 MAGGIO 2016 ore 21:

Chiusura del mese mariano alla Figuretta

SABATO 4 GIUGNO 2016

Chiusura Anno catechistico:

ore 15 partiamo per Ancona

ore 16 partiamo da Piazza del Senato

ore 16.30 passiamo la Porta Santa della Cattedrale S.Ciriaco

               Celebrazione eucaristica

VENERDI 10 GIUGNO 2016 ore 21 Cinema Astra

Il coraggio della testimonianza, la testimonianza del coraggio

 


La lampada della PACE

-Al Sindaco e Autorità della Città di Castelfidardo

-Alle Associazioni, Movimenti, Gruppi, Comitati del territorio di Castelfidardo

-Alle Parrocchie SS. Annunziata, S. Agostino, S. Antonio di Padova, S. Stefano

-A tutti coloro che credono nella Pace  

 

         13 maggio 2016: 12^ ANNIVERSARIO della

   LAMPADA PER LA PACE DI CASTELFIDARDO

 

         Nel 2004 abbiamo acceso insieme la Lampada per la Pace accanto alla cara immagine della Madonna di Fatima, con l’impegno di invocare e costruire insieme questo Dono di Dio per tutti.

                 La Pace è dono di Dio da chiedere con la preghiera

             e la conversione della mente, del cuore, e della vita.

 

invitiamo tutti coloro che credono nella Pace a rinnovare l’ impegno preso insieme nel nome e per l’intercessione di Maria, Regina della Pace,             Madonna di Fatima

                                       Programma:

VENERDI 13 Maggio

Ore 21.15 Collegiata: SEMI DI PACE ….

                                     per coltivare la Misericordia nella nostra città

                                     ( Contributo dei gruppi Acr)

                     Rinnovo della LAMPADA PER LA PACE

                                      e PREGHIERA PER LA PACE

       con il Civico Gonfalone e gli Stendardi delle Associazioni di volontariato

 

SABATO 14 MAGGIO

     Ore 17.30   Processione dei Santi Patroni (Vie Marconi, Soprani, Matteotti)

 

                                   Partecipa il Complesso Filarmonico “Città di Castelfidardo”

 

     ore 18.30 Concelebrazione eucaristica delle quattro Parrocchie

                    Presiede l’Arcivescovo Edoardo Cardinale Menichelli

                       Benedizione con le Reliquie dei Santi Patroni

 

                               La Pace è il bene più prezioso per ogni comunità.

E’ dono di Dio da accogliere con la buona volontà e l’impegno di tutti.

Dio ci benedica, per intercessione di Maria Regina della Pace, dei nostri Patroni e di tutti i Santi.      

 

   Castelfidardo, 10 maggio 2016                         Il Parroco-Prevosto Collegiata S. Stefano

Giacomo 4,1-5

1 Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra? 2 Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; 3 chiedete e non ottenete perché chiedete male, per spendere per i vostri piaceri. 4 Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio?
Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio. 5 O forse pensate che la Scrittura dichiari invano: fino alla gelosia ci ama lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi?

LAUDATO Sì di PapaFrancesco

GIOIA E PACE nn.222-227

 

EVANGELII GAUDIUM di Papa Francesco

IL DIALOGO SOCIALE COME CONTRIBUTO PER LA PACE nn.239-241

 

Efesini 6,13-15

13  Perciò prendete l’intera armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e restare ritti in piedi dopo aver compiuto ogni cosa.

14  State dunque saldi, avendo ai lombi la cintura della verità, rivestiti con la corazza della giustizia,

15  e avendo i piedi calzati con la prontezza dell’evangelo della pace.


Lasciamoci amare da Dio

Per vivere la Parola dobbiamo lasciarci amare da Dio 
 

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.

 

Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate»..

 

Se uno mi ama, osserverà la mia parola. Il primo posto nel Vangelo non spetta alla morale, ma alla fede, che è una storia d’amore con Dio, uno stringersi a Lui come di bambino al petto della madre e non la vuol lasciare, perché è vita. Se uno mi ama, vivrà la mia Parola. E noi abbiamo capito male, come se fosse scritto: osserverà i miei comandamenti. Ma la Parola non si riduce a comandamenti, è molto di più. La Parola «opera in voi che credete» (1 Ts 2,13), crea, genera, accende, spalanca orizzonti, illumina passi, semina di vita i campi della vita.

 

Noi pensiamo: Se osservo le sue leggi, io amo Dio. E non è così, perché puoi essere un cristiano osservante anche per paura, per ricerca di vantaggi, o per sensi di colpa. Ci hanno insegnato: se ti penti, Dio ti userà misericordia. Invece la misericordia previene il pentimento, il tempo della misericordia è l’anticipo, quello di Dio è amore preveniente.

 

Cosa vuol dire amare il Signore Gesù? Come si fa? L’amore a Dio è un’emozione, un gesto o molti gesti di carità, molte preghiere e sacrifici? No. Amare comincia con una resa a Dio, con il lasciarsi amare. Dio non si merita, si accoglie.

 

Proprio come continua il Vangelo oggi: e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Noi siamo il cielo di Dio, abitato da Dio intero, cielo spazioso in cui spazia il Signore della vita. Un campo dove cade pioggia di vita, in cui il sole sveglia i germogli del grano. Capisco che non posso fare affidamento sui pochi centesimi di amore che soli mi appartengono, non bastano per quasi nulla.

 

Nei momenti difficili, se non ci fossi tu, Padre saldo, Figlio tenero, Spirito vitale, cosa potrei comprare con le mie monetine? Lo Spirito vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. Si tratta di una affermazione che scintilla di profezia. Insegnare e ricordare, sono i due verbi dove soffia lo Spirito: il riportare al cuore le grandi parole di Gesù e l’apprendimento di nuove sillabe divine; ciò che è stato detto “in quei giorni” e ciò che lo Spirito continua a insegnare in questo tempo.

 

L’umiltà di Gesù: neppure lui ha insegnato tutto, se ne va e avrebbe ancora cose da trasmettere. La libertà di Gesù: non chiude i suoi dentro recinti di parole ma insegna sentieri, spazi di ricerca e di scoperta, dove ha casa lo Spirito. Che bella questa Chiesa e questa umanità profetiche, catturate dal Soffio di Dio!

 

Questo Spirito che convoca tutti, non soltanto i profeti di un tempo, o le gerarchie di oggi, ma tutti noi, toccati al cuore da Cristo e che non finiamo di inseguirne le tracce. E ci fa rinascere come cercatori d’oro, impegnati a inventare luoghi dove si parli con amore dell’Amore.
(Letture: Atti 15,1-2.22-29; Salmo 66; Apocalisse 21, 10-14.22-23; Giovanni 14,23-29)


“Amatevi come io vi ho amati” (Gesù)

 
 
 
 
Amare gli altri: non «quanto» ma «come» ha fatto Gesù 
 
Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
 
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Ma si può comandare di amare? Un amore imposto è una caricatura, frustrante per chi ama, ingannatore per chi è amato. Amare, nella logica del Vangelo, non è un obbligo, ma una necessità per vivere, come respirare: «Abbiamo bisogno tutti di molto amore per vivere bene» (J. Maritain). È comandamento nel senso di fondamento del destino del mondo e della sorte di ognuno: amatevi gli uni gli altri, cioè tutti, altrimenti la ragione sarà sempre del più forte, del più violento o del più astuto.
 
«Nuovo» lo dichiara Gesù. In che cosa consiste la novità di queste parole se anche nella legge di Mosè erano già riportate: amerai il prossimo tuo come te stesso? Essa emerge dalle parole successive. Gesù non dice semplicemente «amate». Non basta amare, potrebbe essere solo una forma di possesso e di potere sull’altro, un amore che prende tutto e non dona niente. Ci sono anche amori violenti e disperati. Amori molto tristi e perfino distruttivi.
 
Il Vangelo aggiunge una parola particolare: amatevi gli uni gli altri. In un rapporto di comunione, in un faccia a faccia, a tu per tu. Nella reciprocità: amore dato e ricevuto; dare e ricevere amore è ciò su cui si pesa la felicità di questa vita. Non si ama l’umanità in generale; si ama quest’uomo, questo bambino, questo straniero, questo volto. Immergendosi nella sua intimità concreta. Si amano le persone ad una ad una, volto per volto. O dodici a dodici, come ha fatto Francesco con i dodici profughi siriani di Lesbo.
 
Ma la novità evangelica non si riduce soltanto a questo. Gesù aggiunge il segreto della differenza cristiana: come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri. Lo specifico del cristiano non è amare, lo fanno già molti, in molti modi, sotto tutti i cieli. Bensì amare come Gesù. Non quanto lui, impossibile per noi vivere la sua misura, ma come, con lo stile unico di Gesù, con la rivoluzione della tenerezza combattiva, con i capovolgimenti che ha portato.
 
Libero e creativo, ha fatto cose che nessuno aveva fatto mai: se io vi ho lavato i piedi così fate anche voi, fatelo a partire dai più stanchi, dai più piccoli, dagli ultimi. Gesù ama per primo, ama in perdita, ama senza contare. Venuto come racconto inedito della tenerezza del Padre.
 

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri. «Non basta essere credenti, dobbiamo essere anche credibili» (Rosario Livatino). Dio non si dimostra, si mostra. Ognuno deve farsi, come Lui, racconto inedito del volto d’amore di Dio, canale non intasato, vena non ostruita, attraverso la quale l’amore, come acqua che feconda, circoli nel corpo del mondo.

(Letture: Atti 14, 21-27; Salmo 144; Apocalisse 21, 1-5; Giovanni 13, 31-35)