PROGRAMMA QUARESIMA – PASQUA 2019

 

ParrocchiaCOLLEGIATASantoSTEFANOCASTELFIDARDO

www.santostefanocastelfidardo.it  email: parrocchia@santostefanocastelfidardo.it

  PASQUAdelSIGNOREGesu’CRISTO2019                 DALLA QUARESIMA  ALLA PENTECOSTE

MERCOLEDI   6 Marzo :   LE CENERI Ore 18.30   S. Messa e imposizione delle ceneri

Ore 21.15  Celebrazione penitenziale (confessioni)

Visita e Benedizione pasquale delle famiglie: orario  9.30-13 // 15.30 -21 ( segue calendario)

DOMENICA  10 MARZO  ore 16-17.30 Ritiro quaresimale : Adorazione eucaristica

“parla, Signore, che il tuo servo ti ascolta”!

Ogni MARTEDI quaresima ORE 21 LECTIO DIVINA del Vescovo ANGELO(S.Giuseppe Osimo)

 Ogni VENERDI di quaresima ORE 17.45 VIA CRUCIS ORE 18.30 Catechesi, Eucaristia, Adorazione

 

DOMENICA 17 MARZO ore 11.30 Anniversari Matrimonio (dom. 10 marzo ore 16.30: Preparazione )

 

Venerdì  12 aprile  ore 18.30 CELEBRAZIONE PENITENZIALE

Ore 21 VIA CRUCIS CITTADINA  nel Centro storico

Tr.Trieste-rosselli-angeloni-mordini-battisti-vicolo I-burattini-p.marina-garibaldi          

 

CONFESSIONI  PASQUALI :

SABATO 6 aprile  ore 14.45:     5°el            ore 15.30   1° media

SABATO 13 aprile  ore14.45:    2°media     ore 15.30   3°media

DOMENICA DELLE PALME  14 aprile:  Figuretta ore 9 S.Messa 10 Benedizione delle Palme

Processione fino in Collegiata (N.B. Messa unica tra le 10 e 11.30)

GIOVEDI SANTO    ore 18.30 LA CENA DEL SIGNORE.  ore 21.30 – 24: ADORAZIONE

VENERDI SANTO ore 15.00 TRE ORE. Ore 21.30 Processione del Cristo morto(anni pari Manzoni)

SABATO SANTO confessioni ore 21.30 Veglia pasquale (Fuoco,Parola,Battesimo, Eucaristia)

 

DOMENICA 21APRILE:PASQUA del SIGNORE 10-11.30-18.30 Lunedi: 8.30-10.30-18.30Figuretta

 

Sabato 27 aprile: ore 15 INCONTRO-FESTA DEI RAGAZZI DELLE 4 PARROCCHIE(monumento)

DOMENICA 28 APRILE ORE 10.30:EUCARISTIA DELLE 4 PARROCCHIE (stadio Leoncavallo)

 

DOMENICA  5 MAGGIO  : ORE 10   MESSA DI COMUNIONE  S.Messe 11.30 e 18.30

FIORETTO ore 17.45 Collegiata. ore 21 Figuretta ,San Benedetto  e Centri di ascolto nelle famiglie

 

DOMENICA 12 MAGGIO:  SS.Messe  ore 9- ore 10.30 CRESIME – ore 18.30

 

14 MAGGIO  SS. Patroni VITTORE e CORONA  s. messe 8.30-10

Ore  17.30:Processione  

18.30 Lampada per la Pace  e EUCARISTIA DELLE 4 PARROCCHIE  (Abiti I ^ Comunione)

 

 

SABATO 25 MAGGIO ORE 16.30 PELLEGRINAGGIO Crocette Loreto S.MESSA

DOMENICA 2 GIUGNO: ore 6.30 PELLEGRINAGGIO a CAMPOCAVALLO: S.MESSE ore 8

DOMENICA 23 giugno: CORPUS DOMINI ore 21 S.Messa SS.Annunziata Crocette

Ore 21.30 Processione e  Benedizione alla Città per le vie delle Crocette     (Abiti I^ Comunione)

 

LUGLIO  e AGOSTO: S.Messe  SABATO ORE 18.30  DOMENICA   9(Figuretta)11.30 – 18.30

 

Parrocchia COLLEGIATA Santo Stefano CASTELFIDARDO

www.santostefanocastelfidardo.it  email: parrocchia@santostefanocastelfidardo.it

A.D.  2019    tel. 071 90 11 428 3397808040

BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE

ORARIO  Mattino: 9,30 – 13   Pomeriggio: 15.30 – 21

Orario S. Messe  festive: 18.30 (sabato) 10      11.30     18.30

Feriali:   18.30     (Lunedi 8.30 Collegiata, 18.30 Figuretta)

 

PACE A QUESTA CASA E AI SUOI ABITANTI!

La benedizione della famiglia  è un atto di fede nella presenza

del Signore Gesu’ Cristo, Crocifisso e Risorto, che dimora  in casa con noi!

 

Giovedi     7 MARZO P.za Rep.Mazzini  M.bello Vic. 5^ Cavour Trento-Trieste,

Venerdi     8      Battisti, Filzi. S. Soprani,

Sabato       9       Rosselli  Breccia Casanova Vicolo I

Lunedi      11       Toti  P. Soprani

Martedi    12       IV Novembre

Mercol.     13     Gramsci Angeloni Sauro Mordini

Giovedi    14      Garibaldi XVIII Settembre Roma

Venerdi    15       Tagliamento Asiago Contrada Concia

Sabato      16       Marconi

Lunedi      18       I^ Maggio Diaz Cadorna1-31

Martedi     19      Matteotti

Mercol.     20       Bandiera Istria Carso

Giovedi     21      Redipuglia

Venerdi     22       Rizzo Dallape’

Sabato       23       Cerretano Campograsso Recanatese

Lunedi       25        Paolo VI  Meucci

Martedi      26       Gorizia Montello Oberdan

Mercol.      27        Piave

Giovedi      28       Cervi Turati Sport Michelangelo XXIV Maggio

Venerdi      29        Iesina Squartabue

Sabato       30       Foscolo Carducci

Lunedi        1  APRILE      Sanzio Mancini Montessori (n.31-35)

Martedi      2      Baracca Bassi

Mercoledi   3    Vivaldi Leoncavallo

Giovedi       4     Manzoni      Colombo (prima parte nn.1-51;2-24)

Venerdi       5     Da Fabriano Colombo (seconda parte nn.53-107;26-68)

Sabato         6     Giotto M.Figuretta Quasimodo

Lunedi         8     Alighieri (prima parte) Boccaccio

Martedi        9     Alighieri (seconda parte)Ungaretti

Mercoledi  10    Alighieri (terza parte) Pescara Merla Donne partigiane

Giovedi      11   Parini Petrarca Pascoli Alfieri Montessori

Venerdi       12    Che Guevara La Torre Marcora

Sabato         13    XXV aprile Resistenza

Lunedi 15, martedi16, mercoledi 17 APRILE:  recuperi

Per Benedizione  uffici, fabbriche, negozi …  tel.071 90 11 428/ 3397808040


18 Marzo 2019: II^ domenica di Quaresima   Recently updated !

 

I

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. […]

Salì con loro sopra un monte a pregare. La montagna è la terra che si fa verticale, la più vicina al cielo, dove posano i piedi di Dio, dice Amos. I monti sono indici puntati verso il mistero e la profondità del cosmo, verso l’infinito, sono la terra che penetra nel cielo. Gesù vi sale per pregare. La preghiera è appunto penetrare nel cuore di luce di Dio. E scoprire che siamo tutti mendicanti di luce. Secondo una parabola ebraica, Adamo in principio era rivestito da una pelle di luce, era il suo confine di cielo. Poi, dopo il peccato, la tunica di luce fu ricoperta da una tunica di pelle.

Quando verrà il Messia la tunica di luce affiorerà di nuovo da dentro l’uomo finalmente nato, “dato alla luce”. Mentre pregava il suo volto cambiò di aspetto. Pregare trasforma: tu diventi ciò che contempli, ciò che ascolti, ciò che ami, diventi come Colui che preghi. Parola di Salmo: «Guardate a Dio e sarete raggianti!» (Sal 34,6). Guardano i tre discepoli, si emozionano, sono storditi, hanno potuto gettare uno sguardo sull’abisso di Dio. Un Dio da godere, un Dio da stupirsene, e che in ogni figlio ha seminato una grande bellezza. Rabbì, che bello essere qui! Facciamo tre capanne.

Sono sotto il sole di Dio e l’entusiasmo di Pietro, la sua esclamazione stupita – che bello! – Ci fanno capire che la fede per essere pane, per essere vigorosa, deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un “che bello!” gridato a pieno cuore. È bello stare qui. Qui siamo di casa, altrove siamo sempre fuori posto; altrove non è bello, qui è apparsa la bellezza di Dio e quella del volto alto e puro dell’uomo. Allora «dovremmo far slittare il significato di tutta la catechesi, di tutta la morale, di tutta la fede: smetterla di dire che la fede è cosa giusta, santa, doverosa (e mortalmente noiosa aggiungono molti) e cominciare a dire un’altra cosa: Dio è bellissimo» (H.U. von Balthasar).

Ma come tutte le cose belle, la visione non fu che la freccia di un attimo: viene una nube, e dalla nube una voce. Due sole volte il Padre parla nel Vangelo: al Battesimo e sul Monte. Per dire: è il mio figlio, lo amo. Ora aggiunge un comando nuovo: ascoltatelo. Il Padre prende la parola, ma per scomparire dietro la parola del Figlio: ascoltate Lui. La religione giudaico-cristiana si fonda sull’ascolto e non sulla visione. Sali sul monte per vedere il Volto e sei rimandato all’ascolto della Voce. Scendi dal monte e ti rimane nella memoria l’eco dell’ultima parola: Ascoltatelo. Il mistero di Dio è ormai tutto dentro Gesù, la Voce diventata Volto, il visibile parlare del Padre; dentro Gesù: bellezza del vivere nascosta, come una goccia di luce, nel cuore vivo di tutte le cose.

Letture: Genesi 15,5-12.17-18; Salmo 26; Filippesi 3,17- 4,1; Luca 9,28-36

 

 

 

 


EPIFANIA … PER IL POPOLO CHE CAMMINAVA NELLE TENEBRE…..

” Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce;

     su coloro che abitavano in terra tenebrosa, una luce rifulse.  

                       Hai moltiplicato la gioia,

                     hai aumentato la letizia”  (Isaia 9, 1)

La Parola di Dio dice a tutti di mettersi in cammino:

sia a chi crede di essere un seme caduto dal cielo,

sia a chi pensa di essere solo frutto di questa terra.

 

Per tutti c’è una luce che illumina il nostro viaggio:

sia per chi pensa di tornare solo nella terra,

sia per chi crede che la terra è il passaggio verso il Cielo.

 

La gioia e le letizia si incontrano camminando insieme,

perche’ dopo ogni venerdì c’è la Domenica !

 

Buon viaggio a tutti


Messaggio 2019 di Papa Francesco per la Pace

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA CELEBRAZIONE DELLA 
LII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

1° GENNAIO 2019

 

La buona politica è al servizio della pace

 

1. “Pace a questa casa!”

Inviando in missione i suoi discepoli, Gesù dice loro: «In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi» (Lc 10,5-6).

Offrire la pace è al cuore della missione dei discepoli di Cristo. E questa offerta è rivolta a tutti coloro, uomini e donne, che sperano nella pace in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana.[1] La “casa” di cui parla Gesù è ogni famiglia, ogni comunità, ogni Paese, ogni continente, nella loro singolarità e nella loro storia; è prima di tutto ogni persona, senza distinzioni né discriminazioni. È anche la nostra “casa comune”: il pianeta in cui Dio ci ha posto ad abitare e del quale siamo chiamati a prenderci cura con sollecitudine.

Sia questo dunque anche il mio augurio all’inizio del nuovo anno: “Pace a questa casa!”.

2. La sfida della buona politica

La pace è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Péguy;[2] è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza. Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie. La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione.

«Se uno vuol essere il primo – dice Gesù – sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti» (Mc 9,35). Come sottolineava Papa San Paolo VI: «Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità».[3]

In effetti, la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto. Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità.

3. Carità e virtù umane per una politica al servizio dei diritti umani e della pace

Papa Benedetto XVI ricordava che «ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella polis. […] Quando la carità lo anima, l’impegno per il bene comune ha una valenza superiore a quella dell’impegno soltanto secolare e politico. […] L’azione dell’uomo sulla terra, quando è ispirata e sostenuta dalla carità, contribuisce all’edificazione di quella universale città di Dio verso cui avanza la storia della famiglia umana».[4] È un programma nel quale si possono ritrovare tutti i politici, di qualunque appartenenza culturale o religiosa che, insieme, desiderano operare per il bene della famiglia umana, praticando quelle virtù umane che soggiacciono al buon agire politico: la giustizia, l’equità, il rispetto reciproco, la sincerità, l’onestà, la fedeltà.

A questo proposito meritano di essere ricordate le “beatitudini del politico”, proposte dal Cardinale vietnamita François-Xavier Nguyễn Vãn Thuận, morto nel 2002, che è stato un fedele testimone del Vangelo:

Beato il politico che ha un’alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo.

Beato il politico la cui persona rispecchia la credibilità.

Beato il politico che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse.

Beato il politico che si mantiene fedelmente coerente.

Beato il politico che realizza l’unità.

Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale.

Beato il politico che sa ascoltare.

Beato il politico che non ha paura.[5]

Ogni rinnovo delle funzioni elettive, ogni scadenza elettorale, ogni tappa della vita pubblica costituisce un’occasione per tornare alla fonte e ai riferimenti che ispirano la giustizia e il diritto. Ne siamo certi: la buona politica è al servizio della pace; essa rispetta e promuove i diritti umani fondamentali, che sono ugualmente doveri reciproci, affinché tra le generazioni presenti e quelle future si tessa un legame di fiducia e di riconoscenza.

4. I vizi della politica

Accanto alle virtù, purtroppo, anche nella politica non mancano i vizi, dovuti sia ad inettitudine personale sia a storture nell’ambiente e nelle istituzioni. È chiaro a tutti che i vizi della vita politica tolgono credibilità ai sistemi entro i quali essa si svolge, così come all’autorevolezza, alle decisioni e all’azione delle persone che vi si dedicano. Questi vizi, che indeboliscono l’ideale di un’autentica democrazia, sono la vergogna della vita pubblica e mettono in pericolo la pace sociale: la corruzione – nelle sue molteplici forme di appropriazione indebita dei beni pubblici o di strumentalizzazione delle persone –, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della “ragion di Stato”, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio.

5. La buona politica promuove la partecipazione dei giovani e la fiducia nell’altro

Quando l’esercizio del potere politico mira unicamente a salvaguardare gli interessi di taluni individui privilegiati, l’avvenire è compromesso e i giovani possono essere tentati dalla sfiducia, perché condannati a restare ai margini della società, senza possibilità di partecipare a un progetto per il futuro. Quando, invece, la politica si traduce, in concreto, nell’incoraggiamento dei giovani talenti e delle vocazioni che chiedono di realizzarsi, la pace si diffonde nelle coscienze e sui volti. Diventa una fiducia dinamica, che vuol dire “io mi fido di te e credo con te” nella possibilità di lavorare insieme per il bene comune. La politica è per la pace se si esprime, dunque, nel riconoscimento dei carismi e delle capacità di ogni persona. «Cosa c’è di più bello di una mano tesa? Essa è stata voluta da Dio per donare e ricevere. Dio non ha voluto che essa uccida (cfr Gen 4,1ss) o che faccia soffrire, ma che curi e aiuti a vivere. Accanto al cuore e all’intelligenza, la mano può diventare, anch’essa, uno strumento di dialogo».[6]

Ognuno può apportare la propria pietra alla costruzione della casa comune. La vita politica autentica, che si fonda sul diritto e su un dialogo leale tra i soggetti, si rinnova con la convinzione che ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in sé una promessa che può sprigionare nuove energie relazionali, intellettuali, culturali e spirituali. Una tale fiducia non è mai facile da vivere perché le relazioni umane sono complesse. In particolare, viviamo in questi tempi in un clima di sfiducia che si radica nella paura dell’altro o dell’estraneo, nell’ansia di perdere i propri vantaggi, e si manifesta purtroppo anche a livello politico, attraverso atteggiamenti di chiusura o nazionalismi che mettono in discussione quella fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno. Oggi più che mai, le nostre società necessitano di “artigiani della pace” che possano essere messaggeri e testimoni autentici di Dio Padre che vuole il bene e la felicità della famiglia umana.

6. No alla guerra e alla strategia della paura

Cento anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, mentre ricordiamo i giovani caduti durante quei combattimenti e le popolazioni civili dilaniate, oggi più di ieri conosciamo il terribile insegnamento delle guerre fratricide, cioè che la pace non può mai ridursi al solo equilibrio delle forze e della paura. Tenere l’altro sotto minaccia vuol dire ridurlo allo stato di oggetto e negarne la dignità. È la ragione per la quale riaffermiamo che l’escalation in termini di intimidazione, così come la proliferazione incontrollata delle armi sono contrarie alla morale e alla ricerca di una vera concordia. Il terrore esercitato sulle persone più vulnerabili contribuisce all’esilio di intere popolazioni nella ricerca di una terra di pace. Non sono sostenibili i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza. Va invece ribadito che la pace si basa sul rispetto di ogni persona, qualunque sia la sua storia, sul rispetto del diritto e del bene comune, del creato che ci è stato affidato e della ricchezza morale trasmessa dalle generazioni passate.

Il nostro pensiero va, inoltre, in modo particolare ai bambini che vivono nelle attuali zone di conflitto, e a tutti coloro che si impegnano affinché le loro vite e i loro diritti siano protetti. Nel mondo, un bambino su sei è colpito dalla violenza della guerra o dalle sue conseguenze, quando non è arruolato per diventare egli stesso soldato o ostaggio dei gruppi armati. La testimonianza di quanti si adoperano per difendere la dignità e il rispetto dei bambini è quanto mai preziosa per il futuro dell’umanità.

7. Un grande progetto di pace

Celebriamo in questi giorni il settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata all’indomani del secondo conflitto mondiale. Ricordiamo in proposito l’osservazione del Papa San Giovanni XXIII: «Quando negli esseri umani affiora la coscienza dei loro diritti, in quella coscienza non può non sorgere l’avvertimento dei rispettivi doveri: nei soggetti che ne sono titolari, del dovere di far valere i diritti come esigenza ed espressione della loro dignità; e in tutti gli altri esseri umani, del dovere di riconoscere gli stessi diritti e di rispettarli».[7]

La pace, in effetti, è frutto di un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sull’interdipendenza degli esseri umani. Ma è anche una sfida che chiede di essere accolta giorno dopo giorno. La pace è una conversione del cuore e dell’anima, ed è facile riconoscere tre dimensioni indissociabili di questa pace interiore e comunitaria:

– la pace con sé stessi, rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza e, come consigliava San Francesco di Sales, esercitando “un po’ di dolcezza verso sé stessi”, per offrire “un po’ di dolcezza agli altri”;

– la pace con l’altro: il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente…; osando l’incontro e ascoltando il messaggio che porta con sé;

– la pace con il creato, riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire.

La politica della pace, che ben conosce le fragilità umane e se ne fa carico, può sempre attingere dallo spirito del Magnificat che Maria, Madre di Cristo Salvatore e Regina della Pace, canta a nome di tutti gli uomini: «Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; […] ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre» (Lc 1,50-55).

Dal Vaticano, 8 dicembre 2018

Francesco


ADOTTIAMO UN SEMINARISTA !

Per Natale adottiamo un seminarista delle giovani chiese missionarie.

E’ un modo concreto per aiutarli a casa loro, in attesa che qualche germoglio di vocazione

spunti anche a casa nostra.

Chi vuole contribuire, si rivolga in Parrocchia.


4^ domenica di AVVENTO anno C 23 dicembre 2018

 

ATTENDERE : INFINITO DEL VERBO AMARE !

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha ceduto nell’ adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Attendere: infinito del verbo amare. Solo le madri sanno come si attende. E infatti il vangelo ci offre, mentre il Natale è qui, la guida di due donne in attesa. Maria si mise in viaggio in fretta. Ecco il genio femminile: l’alleanza con un’altra donna, Elisabetta. Da sola non sa se ce la farebbe a portare il peso del mistero, del miracolo. Invece insieme faranno rinascere la casa di Dio.

Maria va leggera, portata dal futuro che è in lei, e insieme pesante di vita nuova, di quel peso dolce che mette le ali e fa nascere il canto: una giovane donna che emana libertà e apertura. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. L’anziana, anche lei catturata dal miracolo, benedice la giovane: benedetta tu fra le donne, che sono tutte benedette.

Dove Dio giunge, scende una benedizione, che è una forza di vita che dilaga dall’alto, che produce crescita d’umano e di futuro, come nella prima di tutte le benedizioni: Dio li benedisse dicendo «crescete e moltiplicatevi» (Gen 1,28). Due donne sono i primi profeti del nuovo testamento, e le immagino avvicinarsi «a braccia aperte,/ inizio di un cerchio / che un amore più vasto / compirà» (Margherita Guidacci). Il canto del magnificat non nasce nella solitudine, ma nell’abbraccio di due donne, nello spazio degli affetti. Le relazioni umane sono il sacramento di Dio quaggiù. Magnifica l’anima mia il Signore. Maria canta il «più grande canto rivoluzionario d’avvento» (D. Bonhoeffer), coinvolge poveri e ricchi, potenti e umili, sazi e affamati di vita nel sogno di un mondo nuovo.

Mi riempie di gioia il fatto che in Maria, la prima dei credenti, la visita di Dio abbia l’effetto di una musica, di una lieta energia. Mentre noi sentiamo la prossimità di Dio come un dito puntato, come un esame da superare, Maria sente Dio venire come un tuffo al cuore, come un passo di danza a due, una stanchezza finita per sempre, un vento che fa fremere la vela del futuro. È così bello che la presenza di Dio produca l’effetto di una forza di giustizia dirompente, che scardina la storia, che investe il mondo dei poveri e dei ricchi e lo capovolge: quelli che si fidano della forza sono senza troni, i piccoli hanno il nido nella mani di Dio.

Il Vangelo, raccontando la visita di Maria ad Elisabetta, racconta anche che ogni nostro cammino verso l’altro, tutte le nostre visite, fatte o accolte, hanno il passo di Dio e il sapore di una benedizione.  Il Natale è la celebrazione della santità che c’è in ogni carne, la certezza che ogni corpo è una finestra di cielo, che l’uomo ha Dio nel sangue; che dentro il battito umile e testardo del suo cuore batte – come nelle madri in attesa- un altro cuore, e non si spegnerà più.

Letture: Michea 5,1-4; Salmo 79; Ebrei 10, 5-10; Luca 1, 39-45

3 ^  domenica di avvento    16 dicembre 2018

Convertirsi partendo da un solo verbo: dare

 
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». […]
«Esulterà, si rallegrerà, griderà di gioia per te, come nei giorni di festa». Sofonia racconta un Dio che esulta, che salta di gioia, che grida: «Griderà di gioia per te», un Dio che non lancia avvertimenti, oracoli di lamento o di rimprovero, come troppo spesso si è predicato nelle chiese; che non concede grazia e perdono, ma fa di più: sconfina in un grido e una danza di gioia. E mi cattura dentro. E grida a me: tu mi fai felice! Tu uomo, tu donna, sei la mia festa.
Mai nella Bibbia Dio aveva gridato. Aveva parlato, sussurrato, tuonato, aveva la voce interiore dei sogni; solo qui, solo per amore, Dio grida. Non per minacciare, ma per amare di più. Il profeta intona il canto dell’amore felice, amore danzante che solo rende nuova la vita: «Ti rinnoverà con il suo amore». Il Signore ha messo la sua gioia nelle mie, nelle nostre mani. Impensato, inaudito: nessuno prima del piccolo profeta Sofonia aveva intuito la danza dei cieli, aveva messo in bocca a Dio parole così audaci: tu sei la mia gioia.
Proprio io? Io che pensavo di essere una palla al piede per il Regno di Dio, un freno, una preoccupazione. Invece il Signore mi lancia l’invito a un intreccio gioioso di passi e di parole come vita nuova. Il profeta disegna il volto di un Dio felice, Gesù ne racconterà il contagio di gioia (perché la mia gioia sia in voi, Giovanni 15,11).
Il Battista invece è chiamato a risposte che sanno di mani e di fatica: «E noi che cosa dobbiamo fare?». Il profeta che non possiede nemmeno una veste degna di questo nome, risponde: «Chi ha due vestiti ne dia uno a chi non ce l’ha». Colui che si nutre del nulla che offre il deserto, cavallette e miele selvatico, risponde: «Chi ha da mangiare ne dia a chi non ne ha». E appare il verbo che fonda il mondo nuovo, il verbo ricostruttore di futuro, il verbo dare: chi ha, dia!
Nel Vangelo sempre il verbo amare si traduce con il verbo dare. La conversione inizia concretamente con il dare. Ci è stato insegnato che la sicurezza consiste nell’accumulo, che felicità è comprare un’altra tunica oltre alle due, alle molte che già possediamo, Giovanni invece getta nel meccanismo del nostro mondo, per incepparlo, questo verbo forte: date, donate. È la legge della vita: per stare bene l’uomo deve dare.
Vengono pubblicani e soldati: e noi che cosa faremo? Semplicemente la giustizia: non prendete, non estorcete, non fate violenza, siate giusti. Restiamo umani, e riprendiamo a tessere il mondo del pane condiviso, della tunica data, di una storia che germogli giustizia. Restiamo profeti, per quanto piccoli, e riprendiamo a raccontare di un Dio che danza attorno ad ogni creatura, dicendo: tu mi fai felice.
 (Letture: Sofonia 3,14-18; Isaia 12; Filippesi 4,4-7; Luca 3,10-18)

            SECONDA DOMENICA DI AVVENTO  9 DICEMBRE 2018

 I potenti alzano barriere, Dio le supera

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto […]
Una pagina solenne, quasi maestosa dà avvio al racconto dell’attività pubblica di Gesù. Un lungo elenco di re e sacerdoti a tracciare la mappa del potere politico e religioso dell’epoca, e poi, improvvisamente, il dirottamento, la svolta. La Parola di Dio vola via dal tempio e dalle grandi capitali, dal sacerdozio e dalle stanze del potere, e raggiunge un giovane, figlio di sacerdoti e amico del deserto, del vento senza ostacoli, del silenzio vigile, dove ogni sussurro raggiunge il cuore. Giovanni, non ancora trent’anni, ha già imparato che le uniche parole vere sono quelle diventate carne e sangue. Che non si tirano fuori da una tasca, già pronte, ma dalle viscere, quelle che ti hanno fatto patire e gioire.
Ecco, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Non è l’annunciatore che porta l’annuncio, è l’annuncio che lo porta, lo incalza, lo sospinge: e percorreva tutta la regione del Giordano. La parola di Dio è sempre in volo in cerca di uomini e donne, semplici e veri, per creare inizi e processi nuovi. Raddrizzate, appianate, colmate… Quel giovane profeta un po’ selvatico dipinge un paesaggio aspro e difficile, che ha i tratti duri e violenti della storia: ogni violenza, ogni esclusione e ingiustizia sono un burrone da colmare.
Ma è anche la nostra geografia interiore: una mappa di ferite mai guarite, di abbandoni patiti o inflitti, le paure, le solitudini, il disamore… C’è del lavoro da fare, un lavoro enorme: spianare e colmare, per diventare semplici e diritti. E se non sarò mai una superstrada, non importa, sarò un piccolo sentiero nel sole.
Vangelo che conforta: – anche se i potenti del mondo alzano barriere, cortine di bugie, muri ai confini, Dio trova la strada per raggiungere proprio me e posarmi la mano sulla spalla, la parola nel grembo, niente lo ferma; – chi conta davvero nella storia? Chi risiede in una reggia? Erode sarà ricordato solo perché ha tentato di uccidere quel bambino; Pilato perché l’ha condannato. Conta davvero chi si lascia abitare dal sogno di Dio, dalla sua parola.
L’ultima riga del Vangelo è bellissima: ogni uomo vedrà la salvezza. Ogni uomo? Sì, esattamente questo. Dio vuole che tutti siano salvi, e non si fermerà davanti a burroni o montagne, neppure davanti alla tortuosità del mio passato o ai cocci della mia vita. Una delle frasi più impressionanti del Concilio Vaticano Secondo afferma: «Ogni uomo che fa esperienza dell’amore, viene in contatto con il Mistero di Cristo in un modo che noi non conosciamo» (Gaudium et spes 22). Cristo raggiunge ogni uomo, tutti gli uomini, e l’amore è la sua strada. E nulla vi è di genuinamente umano che non raggiunga a sua volta il cuore di Dio.
(Letture: Baruc 5,1-9; Salmo 125; Filippesi 1,4-6.8-11; Luca 3,1-6)

PRIMA DOMENICA DI AVVENTO  2 DICEMBRE 2018

 Nonostante tutto, la storia è un itinerario di salvezza
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Ci saranno segni nel sole, nella luna, nelle stelle. Il vangelo di Luca oggi non vuole raccontare la fine del mondo, ma il mistero del mondo; ci prende per mano, ci porta fuori dalla porta di casa, a guardare in alto, a percepire il cosmo pulsare attorno a noi, immensa vita che patisce, soffre, si contorce come una partoriente (Is13,8), ma per produrre vita. Ad ogni descrizione drammatica, segue un punto di rottura, un tornante che apre l’orizzonte, lo sfondamento della speranza e tutto cambia: ma voi risollevatevi e alzate il capo, la liberazione è vicina. Anche nel caos della storia e nelle tempeste dell’esistenza, il vento di Dio è sopra il mio veliero.
State attenti a voi stessi, che il cuore non diventi pesante! Verrà un momento in cui ci sentiremo col cuore pesante. Ho provato anch’io il morso dello sconforto, per me e per il mondo, ma non gli permetterò più di sedersi alla mia tavola e di mangiare nel mio piatto. Perché fin dentro i muscoli e le ossa io so una cosa: che non può esserci disperazione finché custodisco la testarda fedeltà all’idea che la storia è, nonostante tutte le smentite, un processo di salvezza.
Il dono dell’Avvento è un cuore leggero come la fiducia, quanto la speranza; non la leggerezza della piuma sbattuta dal vento, ma quella dell’uccello che fende l’aria e si serve del vento per andare più lontano. E poi un cuore attento, che legga la storia come un grembo di nascite: questo mondo porta un altro mondo nel grembo, un sogno da trasformare in vita, perché non si ammali. Vivete con attenzione, state attenti alle piccole enormi cose della vita. Scrive Etty Hillesum dal campo di sterminio: «Esisterà pur sempre anche qui un pezzetto di cielo che si potrà guardare, e abbastanza spazio dentro di me per poter congiungere le mani nella preghiera».
I Vangeli d’Avvento usano questo doppio registro: fanno levare il capo verso le cose ultime, verso Colui-che-si-fa-vicino, e poi abbassare gli occhi verso le cose di qui, dentro e attorno a noi. Lo fanno per aiutarci a vivere attenti, ad abitare la terra con passo leggero, custodi dei giorni e pellegrini dell’eterno, guardando negli occhi le creature e fissando gli abissi del cosmo, attenti al venire di Dio e al cuore che si fa stanco. Pronti ad un abbraccio che lo alleggerisca di nuovo, e lo renda potente e leggero come un germoglio.
Avvento: la vita  non è una costruzione solida, precisa, finita, ma è una realtà germinante (R. Guardini), fatta anche e soprattutto di germogli, a cui non ti puoi aggrappare, che non ti possono dare sicurezze, ma che regalano un sapore di nascite e di primavera, il profumo della bambina speranza (Péguy).
(Letture: Geremia 33, 14-16; Salmo 24; 1 Tessalonicesi 3, 12-14, 2; Luca 21, 25-28.34-36)

CATECHESI DELLE FAMIGLIE 2018/19

 

 

 

 

Parrocchia Collegiata S.Stefano Castelfidardo Tel.071 9011428

www.santostefanocastelfidardo.it    email: parrocchia@santostefanocastelfidardo.it

CATECHESI DELLE FAMIGLIE  2018/2019

Carissimi, “Gesù Cristo è il volto della Misericordia del Padre”.

Invitiamo tutti a  fare esperienza del Padre “ricco di Misericordia”,

fonte di vita, gioia e pace;

pronti a dare testimonianza a chi  ci chiede conto della nostra FEDE.

Ci incontriamo il SABATO ORE 15  nel teatrino delle Suore  di S.Anna

PRIMI  INCONTRI NECESSARI:

SABATO  10 NOVEMBRE  Famiglie delle terze elementari (portare il Vangelo)

SABATO   1  DICEMBRE  Famiglie delle  seconde medie (portare Atti degli Apostoli)

SABATO 19 GENNAIO      Famiglie delle quarte elementari (portare il Vangelo)

SABATO   2  MARZO          Famiglie delle terze medie  (portare gli Atti degli Apostoli)

Pro-memoria PER LE FAMIGLIE  DELLA COMUNIONE (3^4^ el.)

Sabato ore 14.45- 16.00 :ACR casa parrocchiale.

Domenica ore 10 S.MESSA con Famiglie e catechisti (Collegiata)

3^ elementare: Domenica  28 ottobre ore 10  CONSEGNA DEL VANGELO alle Famiglie 

 4^  elementare Sabato 26 GENNAIO  ore 15  FESTA DEL PERDONO: (veste battesimale)

Domenica10 marzo ore 10  PRESENTAZIONE DEI COMUNICANDI

Ritiro per la Messa di Comunione:  2-3-4 maggio ore 14.30-16

Venerdi 3 maggio ore 21: Incontro con le  famiglie della Comunione (confessioni)                

DOMENICA 28 APRILE ORE 10: S.MESSA DELLE 4 PARROCCHIE (stadio “Leo Gabbanelli”)

DOMENICA 5 MAGGIO: ORE 10 MESSA DI COMUNIONE

14 maggio  ore 18: Processione dei Santi  Vittore e Corona  S.Messa = Abiti di  Comunione

23 giugno  CORPUS DOMINI  ore 21 S.Messa e Processione   = Abiti di  Comunione

 

Pro-memoriaPER LE FAMIGLIE DELLA CRESIMA(2^3^ media)

Sabato ore 14.45: ACR: 2^ Media Casa parr. 3^ Media Toniolo.

Domenica ore 10 S.MESSA con famiglie e catechisti

2^Media:  Domenica  25 novembre  ore 10 Consegna Atti degli Apostoli alle famiglie

3^ Media: Domenica 24 marzo ore 10 PRESENTAZIONE  DEI CRESIMANDI e PADRINI (persone credenti- praticanti che si impegnano  con la parola, l’esempio, il sostegno spirituale e morale  ad accompagnare i  cresimati)

 

9-10-11 maggio  ore 16-17.30: Ritiro per la  S. Cresima

Venerdì 10 maggio ore 21 Incontro con genitori e padrini ( Candela del  battesimo)

S.CRESIMA  DOMENICA 12 MAGGIO ore  10.30

 

14   maggio: ORE 18  Processione dei  Santi Vittore e Corona Patroni di Castelfidardo

Domenica 23 giugno  CORPUS DOMINI  ore  21 S.Messa e Processione                                                    

                               

 

                   PREGHIERA DEI GENITORI

Signore Dio nostro Padre, Tu hai chiamato per nome noi genitori e i nostri figli: fà  che ascoltiamo la tua Parola.

Tu ci conosci e ci ami: fa che durante questi incontri impariamo anche noi a conoscerTi  e ad amarTi sempre di più.

Noi genitori vogliamo accompagnare con la parola e l’esempio i nostri figli:

aiutaci a essere cristiani coerenti nella Fede e portatori di Misericordia. Amen.

I Catechisti Animatori                                                                              Il Parroco

INFORMATIVA SULLA TUTELA DEI DATI PERSONALI (per iscrizione al catechismo in Parrocchia) DA RESTITUIRE IN PARROCCHIA LETTA, COMPILATA  E FIRMATA

 

Il trattamento dei dati personali acquisiti dalla Parrocchia Collegiata Santo Stefano, ente ecclesiastico civilmente riconosciuto, avverrà nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento canonico (Decreto generale della Conferenza Episcopale Italiana del 25 maggio 2018) e tenuto conto della normativa statuale, precisando che:

  1. a) il trattamento dei dati è improntato ai principi di correttezza, liceità, lealtà e tutela della riservatezza;
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IL SOGNO DI DIO E’ CHE NESSUNO SIA SOLO E CI AMA SEMPRE !


 

Il sogno di Dio è che nessuno sia solo, senza sicurezza
 
In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola.
Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio» (…). 
Alcuni farisei si avvicinarono a Gesù per metterlo alla prova: «è lecito a un marito ripudiare la moglie?». Chiaro che sì, è pacifico, non solo la tradizione religiosa, ma la stessa Parola di Dio lo legittimava. Gesù invece prende le distanze dalla legge biblica: «per la durezza del vostro cuore Mosè scrisse per voi questa norma». Gesù afferma una cosa enorme: non tutta la legge, che noi diciamo di Dio, ha origine divina, talvolta essa è il riflesso di un cuore duro.
Qualcosa vale più della lettera scritta. Simone Weil lo dice in modo luminoso: «Mettere la legge prima della persona è l’essenza della bestemmia». E per questo Gesù, infedele alla lettera per essere fedele allo spirito, ci «insegna ad usare la nostra libertà per custodire il fuoco e non per adorare la cenere!» (G. Mahler). La Bibbia non è un feticcio, vuole intelligenza e cuore.
Gesù non intende redigere altre norme, piantare nuovi paletti. Non vuole regolamentare meglio la vita, ma ispirarla, accenderla, rinnovarla. E allora ci prende per mano e ci accompagna dentro il sogno di Dio, sogno sorgivo, originario, a guardare la vita non dal punto di vista degli uomini, ma del Dio della creazione.
Dio non legifera, crea: «dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina, per questo l’uomo lascerà il padre e la madre, si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola». Il sogno di Dio è che nessuno sia solo, nessuno senza sicurezza, più che di padre, senza tenerezza, più che di madre. Gesù ci porta a respirare l’aria degli inizi: l’uomo non separi quello che Dio ha congiunto. Il nome di Dio è dal principio “colui-che-congiunge”, la sua opera è creare comunione.
La risposta di Gesù provoca la reazione non dei farisei, ma dei discepoli che trovano incomprensibile questo linguaggio e lo interrogano di nuovo sullo stesso argomento. «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei». Gesù risponde con un’altra presa di distanza dalla legislazione giudaica: «E se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». Nella legge non c’era parità di diritti; alla donna, la parte più debole, non era riconosciuta la possibilità di ripudiare il marito.
E Gesù, come al suo solito, si schiera dalla parte dei più deboli, e innalza la donna a uguale dignità, senza distinzioni di genere. Perché l’adulterio sta nel cuore, e il cuore è uguale per tutti. Il peccato vero più che nel trasgredire una norma, consiste nel trasgredire il sogno di Dio. Se non ti impegni a fondo, se non ricuci e ricongiungi, se il tuo amore è duro e aggressivo invece che dolce e umile, tu stai ripudiando il sogno di Dio, sei già adultero nel cuore.
(Letture: Genesi 2,18-24; Salmo 127; Ebrei 2, 9-11; Marco 10, 2-16)

 


SS.Crocifisso 2018

Parrocchia Collegiata S.Stefano                                               Patrocinio Comune Castelfidardo

x 27 settembre

SS.CROCIFISSO di Castelfidardo  2018

 

Nel mese di Settembre  Castelfidardo ricorda l’Amore infinito del Padre che ha dato il suo Figlio Unigenito Gesù Cristo Crocifisso  per tutti noi e rinnova il suo Grazie  nel segno della  ” Memoria” che i nostri padri ci hanno consegnato.

 

PROGRAMMA

Giovedi 13  settembre ore 18 Cattedrale S .Ciriaco: Mons.ANGELO SPINA Arcivescovo Metropolita riceve il PALLIO

DOMENICA 16 SETTEMBRE  PELLEGRINAGGIO ZONALE A NUMANA

Ore 7.30 Partenza dalle Parrocchie

Ore 8  Confessioni nel Santuario Cristo Re di Numana

Ore 8.30 S.Messa della 5^ Zona pastorale:  Presiede ANGELO SPINA Arcivescovo Metropolita

 

GIOVEDI 27 SETTEMBRE ORE 21 Sala Convegni

LA STORIA E LA MEMORIA: COME  ERAVAMO….

Documentazione  filmata a cura di Beniamino Bugiolacchi

con la collaborazione di Michele Canali

 

 

VENERDI 28 SETTEMBRE  Collegiata

Ore 19  DALLA MEMORIA ALLA PROFEZIA: Riflessione per tutti

(Prof. Andrea Paladini)

ore 20  ceniamo insieme in piazza  (prenotazione in Parrocchia ore 19-20)

Ore 21 Canti dei nostri cori parrocchiali

 

Ore 21.30  Incontro confronto di  tutti i giovani: DIO ATTENDE ALLA FRONTIERA

Presentazione del libro a cura dell’autore  P. RENATO ZILIO  scalabriniano

 

 

SABATO 29  SETTEMBRE ORE 21- 24:   C’E’ TEMPO PER TE  (Collegiata)

 

Preghiera silenziosa introdotta e accompagnata da canti,

davanti al SS. Crocifisso, icona della Divina MISERICORDIA,

con  possibilità di confessarsi

 

DOMENICA 30 SETTEMBRE  2018  

 

CAMMINO, RICORDO, EUCARESTIA

 

Ore 9.30 Raduno il Piazza Garibaldi (Chiesa SS.Abondio e Lucia)

Ore 10: Processione con il SS. Crocifisso portato dalle Confraternite

con  Il civico Gonfalone e  gli stendardi  delle Associazioni di Volontariato,

con il Complesso filarmonico  Citta’ di Castelfidardo

per le vie Garibaldi   Roma  Sauro Battisti Marconi P.za Repubblica

Ore 11  Celebrazione Eucaristica in Collegiata

Il Consiglio pastorale                  Il Parroco