Pellegrinaggi mariani

SABATO 27 MAGGIO ORE 18
Pellegrinaggio diocesano da Crocette a Loreto
ore 20 Concelebrazione eucaristica in Basilica a Loreto

DOMENICA 28 MAGGIO ORE 6.30
Pellegrinaggio parrocchiale Castelfidardo Campocavallo
ore 8 S.Messa al Santuario


Lampada per la Pace 2017   Recently updated !

-Al Sindaco e Autorità della Città di Castelfidardo
-Alle Parrocchie SS. Annunziata, S. Agostino, S. Antonio di Padova, S. Stefano
-Alle Associazioni, Movimenti, Gruppi, Comitati del territorio di Castelfidardo

-A tutti coloro che credono nella Pace

13 maggio 2017: 13^ ANNIVERSARIO della
LAMPADA PER LA PACE DI CASTELFIDARDO
nel centenario della Madonna di Fatima(1917)
Nel 2004 abbiamo acceso insieme la Lampada per la Pace
accanto alla cara immagine della Madonna di Fatima,
con l’impegno di accogliere, custodire e costruire insieme questo Dono di Dio per tutti.

La Pace è dono di Dio da invocare con la preghiera
e costruire con la conversione della mente, del cuore, e della vita.

invitiamo tutti coloro che credono nella Pace a rinnovare l’ impegno preso insieme nel nome e per l’intercessione di Maria, Regina della Pace, Madonna di Fatima
Programma:
SABATO 13 Maggio Collegiata S. Stefano:
Ore 16.15 Rinnovo della LAMPADA PER LA PACE
e PREGHIERA PER LA PACE
con il Civico Gonfalone e gli Stendardi delle Associazioni di volontariato
ore 16.30 La Pace dona gioia (Spettacolo di clowneria)

DOMENICA 14 MAGGIO
Ore 17.30 Processione dei Santi Patroni (Vie Marconi, Soprani, Matteotti)
con il civico Gonfalone, Confraternite e Associazioni di volontariato
Partecipa il Complesso Filarmonico “Città di Castelfidardo”
ore 18.30 Concelebrazione eucaristica delle quattro Parrocchie
Benedizione con le Reliquie dei Santi Patroni

La Pace è il bene più prezioso per ogni comunità.
E’ dono di Dio da accogliere con la buona volontà e l’impegno di tutti.
Dio ci benedica, per intercessione di Maria Regina della Pace, dei nostri Patroni e di tutti i Santi.

Castelfidardo, 4 maggio 2017 Il Parroco-Prevosto Collegiata S. Stefano


Santi VITTORE e CORONA Patroni

PROGRAMMA RELIGIOSO 2017

VITTORE, soldato romano, riceve il dono della fede e dà la vita per testimoniare Gesù Cristo, Re dei martiri, nell’anno 178, a Damasco, in Siria.
CORONA, discepola di Gesù Cristo, prende le difese di Vittore e dona la vita per amore di Cristo. Le loro reliquie sono giunte dal mare attraverso il porto di Numana.
CASTELFIDARDO li ha eletti nostri celesti Patroni e nel Grande Giubileo del 2000, ha dedicato loro l’altare nella splendida Cripta della Collegiata, recuperata e restaurata.
I Santi Martiri VITTORE E CORONA proteggono la nostra Città e ci aiutano a vivere con Sapienza questo tempo, ricordandoci sempre quanto è grande la Misericordia di Dio

DOMENICA 7 MAGGIO
S.Messe ore 10 11 (S. Cresime) 18.30

Mercoledi 10, Giovedi 11 Maggio:
ore 18: “Non abbiate paura!” Preghiera e Memoria dei Martiri
ore 18.30 Eucarestia.
ore 21 fioretto in Collegiata

VENERDI 12 MAGGIO
Ore 18 Sacramento dell’Unzione degli infermi
Ore 18.30 Eucarestia Preghiera ai Santi Vittore e Corona
Ore 21.oo Preghiamo Maria Regina della Pace

SABATO 13 Maggio
Ore 16.30Rinnovo della LAMPADA PER LA PACE di Castelfidardo
Preghiera per la PACE
Ore 16.45 La Pace dona Gioia (Spettacolo di clowneria)

DOMENICA 14 MAGGIO
S.Messe ore 7.30 10
Ore 17.00 Fioretto con famiglie e ragazzi di Comunione e Cresima
Ore17.30 Processione dei Santi Patroni
con il Civico Gonfalone, Confraternite e Associazioni(Vie Marconi, Soprani, Matteotti)
Partecipa il Complesso Filarmonico “Città di Castelfidardo”
Ore 18.30 Concelebrazione eucaristica delle 4 Parrocchie

Benedizione con l’intercessione dei Santi Patroni

Ore 23 Estrazione Lotteria dei Santi Vittore e Corona


Carità, non ipocrisia !

Così papa Francesco durante la messa al Cairo, nell’Air Defense Stadium.

“Per Dio è meglio non credere che essere un falso credente, un ipocrita!.

Non serve riempire i luoghi di culto
se i nostri cuori sono svuotati del timore di Dio e della sua presenza.

Non serve pregare
se la nostra preghiera rivolta a Dio
non si trasforma in amore rivolto al fratello.

Non serve tanta religiosità
se non è animata da tanta fede e da tanta carità.

Non serve curare l’apparenza,
perché Dio guarda l’anima e il cuore e detesta l’ipocrisia”.

“Dio gradisce solo la fede professata con la vita,
perché l’unico estremismo ammesso per i credenti è quello della carità!

Qualsiasi altro estremismo non viene da Dio e non piace a Lui!”

Papa Francesco.


La Domenica della Divina Misericordia

Le ferite del Signore, quel segno eterno dell’amore

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». (…)

I discepoli erano chiusi in casa per paura. È un momento di disorientamento totale: l’amico più caro, il maestro che era sempre con loro, con cui avevano condiviso tre anni di vita, quello che camminava davanti, per cui avevano abbandonato tutto, non c’è più. L’uomo che sapeva di cielo, che aveva spalancato per loro orizzonti infiniti, è ora chiuso in un buco nella roccia. Ogni speranza finita, tutto calpestato (M. Marcolini). E in più la paura di essere riconosciuti e di fare la stessa fine del maestro.

Ma quegli uomini e quelle donne fanno una scelta sapiente, forte, buona: stanno insieme, non si separano, fanno comunità. Forse sarebbero stati più sicuri a disperdersi fra la folla e le carovane dei pellegrini. Invece, appoggiando l’una all’altra le loro fragilità, non si sbandano e fanno argine allo sgomento. Sappiamo due cose del gruppo: la paura e il desiderio di stare insieme.

Ed ecco che in quella casa succederà qualcosa che li rovescerà come un guanto: il vento e il fuoco dello Spirito. Germoglia la prima comunità cristiana in questo stringersi l’uno all’altro, per paura e per memoria di Lui, e per lo Spirito che riporta al cuore tutte le sue parole. Quella casa è la madre di tutte le chiese. Otto giorni dopo, erano ancora lì tutti insieme. Gesù ritorna, nel più profondo rispetto: invece di imporsi, si propone; invece di rimproverarli, si espone alle loro mani: Metti, guarda; tendi la mano, tocca.

La Risurrezione non ha richiuso i fori dei chiodi, non ha rimarginato le labbra delle ferite. Perché la morte di croce non è un semplice incidente da superare: quelle ferite sono la gloria di Dio, il vertice dell’amore, e resteranno aperte per sempre. Il Vangelo non dice che Tommaso abbia toccato. Gli è bastato quel Gesù che si ripropone, ancora una volta, un’ennesima volta; quel Gesù che non molla i suoi, neppure se l’hanno abbandonato tutti.

È il suo stile, è Lui, non ti puoi sbagliare. Allora la risposta: Mio Signore e mio Dio. Mio, come lo è il respiro e, senza, non vivrei. Mio come il cuore e, senza, non sarei. Perché mi hai veduto, hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! Grande educatore, Gesù. Forma alla libertà, a essere liberi dai segni esteriori, e alla serietà delle scelte, come ha fatto Tommaso.

Che bello se anche nella Chiesa, come nella prima comunità, fossimo educati più alla consapevolezza che all’ubbidienza; più all’approfondimento che alla docilità. Queste cose sono state scritte perché crediate in Gesù, e perché, credendo, abbiate la vita. Credere è l’opportunità di essere più vivi e più felici, di avere più vita: «Ecco io credo: e carezzo la vita, perché profuma di Te!» (Rumi).

(Letture: Atti 2,42-47; Salmo 117; 1 Pietro 1,3-9; Giovanni 20,19-31)


Cristo è risorto !

Amare è dire: tu non morirai. Ed ora è una realtà

Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro.

Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. (…)

Come il sole, Cristo ha preso il proprio slancio nel cuore di una notte: quella di Natale – piena di stelle, di angeli, di canti, di greggi – e lo riprende in un’altra notte, quella di Pasqua: notte di naufragio, di terribile silenzio, di buio ostile su di un pugno di uomini e di donne sgomenti e disorientati. Le cose più grandi avvengono di notte.

Maria di Magdala esce di casa quando è ancora buio in cielo e buio in cuore. Non porta olii profumati o nardo, non ha niente tra le mani, ha solo la sua vita risorta: da lei Gesù aveva cacciato sette demoni. Si reca al sepolcro perché si ribella all’assenza di Gesù: «amare è dire: tu non morirai!» (Gabriel Marcel). E vide che la pietra era stata tolta. Il sepolcro è spalancato, vuoto e risplendente nel fresco dell’alba, aperto come il guscio di un seme. E nel giardino è primavera.

I Vangeli di Pasqua iniziano raccontando ciò che è accaduto alle donne in quell’alba piena di sorprese e di corse. La tomba, che avevano visto chiudere, è aperta e vuota. Lui non c’è. Manca il corpo del giustiziato. Ma questa assenza non basta a far credere: hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno messo.

Un corpo assente. È da qui che parte in quel mattino la corsa di Maddalena, la corsa di Pietro e Giovanni, la paura delle donne, lo sconcerto di tutti. Il primo segno è il sepolcro vuoto, e questo vuol dire che nella storia umana manca un corpo per chiudere in pareggio il conto degli uccisi. Una tomba è vuota: manca un corpo alla contabilità della morte, i suoi conti sono in perdita.

Manca un corpo al bilancio della violenza, il suo bilancio è negativo. La Risurrezione di Cristo solleva la nostra terra, questo pianeta di tombe, verso un mondo nuovo, dove il carnefice non ha ragione della sua vittima in eterno, dove gli imperi fondati sulla violenza crollano, e sulle piaghe della vita si posa il bacio della speranza. Pasqua è il tema più arduo e più bello di tutta la Bibbia.

Balbettiamo, come gli evangelisti, che per tentare di raccontarla si fecero piccoli, non inventarono parole, ma presero in prestito i verbi delle nostre mattine, svegliarsi e alzarsi: si svegliò e si alzò il Signore. Ed è così bello pensare che Pasqua, l’inaudito, è raccontata con i verbi semplici del mattino, di ognuno dei nostri mattini, quando anche noi ci svegliamo e ci alziamo. Nella nostra piccola risurrezione quotidiana.

Quel giorno unico è raccontato con i verbi di ogni giorno. Pasqua è qui, adesso. Ogni giorno, quel giorno. Perché la forza della Risurrezione non riposa finché non abbia raggiunto l’ultimo ramo della creazione, e non abbia rovesciato la pietra dell’ultima tomba (Von Balthasar).

(Letture: Atti 10,34a.37-43; Salmo 117; Colossesi 3,1-4; Giovanni 20,1-9)


Lazzaro: Io sono la Resurrezione e la Vita

Quinta Domenica di Quaresima 2 aprile 2017

Non è la vita che vince la morte, è l’amore

In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». (…)

Di Lazzaro sappiamo poche cose, ma sono quelle che contano: la sua casa è ospitale, è fratello amato di Marta e Maria, amico speciale di Gesù. Il suo nome è: ospite, amico e fratello, insieme a quello coniato dalle sorelle: colui-che-Tu-ami, il nome di ognuno. A causa di Lazzaro sono giunte a noi due tra le parole più importanti del Vangelo: io sono la risurrezione e la vita. Non già: io sarò, in un lontano ultimo giorno, in un’altra vita, ma qui, adesso, io sono.

Notiamo la disposizione delle parole: prima viene la risurrezione e poi la vita. Secondo logica dovrebbe essere il contrario. Invece no: io sono risurrezione delle vite spente, sono il risvegliarsi dell’umano, il rialzarsi della vita che si è arresa. Vivere è l’infinita pazienza di risorgere, di uscire fuori dalle nostre grotte buie, lasciare che siano sciolte le chiusure e le serrature che ci bloccano, tolte le bende dagli occhi e da vecchie ferite, e partire di nuovo nel sole: scioglietelo e lasciatelo andare. Verso cose che meritano di non morire, verso la Galilea del primo incontro.

Io invidio Lazzaro, e non perché ritorna in vita, ma perché è circondato di gente che gli vuol bene fino alle lacrime. Perché la sua risurrezione? Per le lacrime di Gesù, per il suo amore fino al pianto. Anch’io risorgerò perché il mio nome è lo stesso: amato per sempre; perché il Signore non accetta di essere derubato dei suoi amati. Non la vita vince la morte, ma l’amore. Se Dio è amore, dire Dio e dire risurrezione sono la stessa cosa.

Lazzaro, vieni fuori! Esce, avvolto in bende come un neonato, come chi viene di nuovo alla luce. Morirà una seconda volta, è vero, ma ormai gli si apre davanti un’altissima speranza: ora sa che i battenti della morte si spalancano sulla vita. Liberatelo e lasciatelo andare! Sciogliete i morti dalla loro morte. E liberatevi dall’idea della morte come fine di una persona. Liberatelo, come si liberano le vele, si sciolgono i nodi di chi è ripiegato su se stesso.

E poi: lasciatelo andare, dategli una strada, amici, qualche lacrima e una stella polare. Tre imperativi raccontano la risurrezione: esci, liberati e vai! Quante volte sono morto, mi ero arreso, era finito l’olio nella lampada, finita la voglia di amare e di vivere. In qualche grotta dell’anima una voce diceva: non mi interessa più niente, né Dio, né amori, né vita.

E poi un seme ha cominciato a germogliare, non so perché; una pietra si è smossa, è entrato un raggio di sole, un amico ha spezzato il silenzio, lacrime hanno bagnato le mie bende, e ciò è accaduto per segrete, misteriose, sconvolgenti ragioni d’amore: un Dio innamorato dei suoi amici, che non lascerà in mano alla morte.

(Letture: Ezechiele 37,12-14; Salmo 129; Romani 8,8-11; Giovanni 11,1-45)


Gesù Cristo e’ la Luce del mondo !

Affidarsi a Dio, come mendicanti persi nel buio

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia».

Ed egli diceva: «Sono io!». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». (…)

Gesù vide un uomo cieco dalla nascita… Gesù vede. Vede lo scarto della città, l’ultimo della fila, un mendicante cieco. L’invisibile. E se gli altri tirano dritto, Gesù no, si ferma. Senza essere chiamato, senza essere pregato. Gesù non passa oltre, per lui ogni incontro è una meta. Vale anche per noi, ci incontra così come siamo, rotti come siamo: «Nel Vangelo il primo sguardo di Gesù non si posa mai sul peccato, ma sempre sulla sofferenza della persona» (Johannes Baptist Metz).

I discepoli che da anni camminano con lui, i farisei che hanno già raccolto le pietre per lapidarlo, tutti per prima cosa cercano le colpe (chi ha peccato, lui o i suoi genitori?), cercano peccati per giustificare quella cecità. Gesù non giudica, si avvicina. E senza che il cieco gli chieda niente, fa del fango con la saliva, stende un petalo di fango su quelle palpebre che coprono il nulla.

Gesù è Dio che si contamina con l’uomo, ed è anche l’uomo che si contagia di cielo. Ogni uomo, ogni donna, ogni bambino che viene al mondo, che viene alla luce, è una mescolanza di terra e di cielo, una lucerna di argilla che custodisce un soffio di luce. Vai a lavarti alla piscina di Siloe… Il mendicante cieco si affida al suo bastone e alla parola di uno sconosciuto. Si affida quando il miracolo non c’è ancora, quando c’è solo buio intorno. Andò alla piscina e tornò che ci vedeva.

Non si appoggia più al suo bastone; non siederà più a terra a invocare pietà, ma ritto in piedi cammina con la faccia nel sole, finalmente libero. Finalmente uomo. «Figlio della luce e del giorno» (1Ts 5,5), ridato alla luce, ri-partorito a una esistenza di coraggio e meraviglia. Per la seconda volta Gesù guarisce di sabato. E invece del canto di gioia entra nel Vangelo un’infinita tristezza. Ai farisei non interessa la persona, ma il caso da manuale; non interessa la vita ritornata a splendere in quegli occhi ma la “sana” dottrina.

E avviano un processo per eresia: l’uomo passa da miracolato a imputato. Ma Gesù continua il suo annuncio del volto d’amore del Padre: a Dio per prima cosa interessa un uomo liberato, veggente, incamminato; un rapporto che generi gioia e speranza, che porti libertà e che faccia fiorire l’umano! Gesù sovverte la vecchia religione divisa e ferita, ricuce lo strappo, unisce il Dio della vita e il Dio della dottrina, e lo fa mettendo al centro l’uomo.

La gloria di Dio è un uomo con la luce negli occhi e nel cuore. Gli uomini della vecchia religione dicono: Gloria di Dio è il precetto osservato e il peccato espiato! E invece no, gloria di Dio è un mendicante che si alza, un uomo con occhi che si riempiono di luce. E ogni cosa ne è illuminata.

(Letture: 1 Samuele 16,1.4.6-7.10-13; Salmo 22; Efesini 5,8-14; Giovanni 9,1-41


Se tu conoscessi il Dono di Dio!

TERZA DOMENICA DI QUARESIMA
con Gesù Giuseppe e Maria al centro delle nostre Famiglie.

Una sorgente intera in cambio di un sorso d’acqua

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». (…)

Vuoi riannodare i fili di un amore? Gesù, maestro del cuore, ci mostra il metodo di Dio, in uno dei racconti più ricchi e generativi del Vangelo.
Gesù siede stanco al pozzo di Sicar; giunge una donna senza nome e dalla vita fragile. È l’umanità, la sposa che se n’è andata dietro ad altri amori, e che Dio, lo sposo, vuole riconquistare. Perché il suo amore non è stanco, e non gli importano gli errori ma quanta sete abbiamo nel cuore, quanto desiderio.

Questo rapporto sponsale, la trama nuziale tra Dio e l’umanità è la chiave di volta della Bibbia, dal primo all’ultimo dei suoi 73 libri: dal momento che ti mette in vita, Dio ti invita alle nozze con lui. Ognuno a suo modo sposo. Dammi da bere. Lo sposo ha sete, ma non di acqua, ha sete di essere amato. Gesù inizia il suo corteggiamento (la fede è la risposta al corteggiamento di Dio) non rimproverando ma offrendo: se tu sapessi il dono…

Il dono è il tornante di questa storia d’amore, la parola portante della storia sacra. Dio non chiede, dona; non pretende, offre: Ti darò un’acqua che diventa sorgente. Una sorgente intera in cambio di un sorso d’acqua. Un simbolo bellissimo: la fonte è molto più di ciò che serve alla tua sete; è senza misura, senza fine, senza calcolo. Esuberante ed eccessiva. Immagine di Dio: il dono di Dio è Dio stesso che si dona. Con una finalità precisa: che torniamo tutti ad amarlo da innamorati, non da servi; da innamorati, non da sottomessi.

Vai a chiamare colui che ami. Gesù quando parla con le donne va diritto al centro, al pozzo del cuore; il suo è il loro stesso linguaggio, quello dei sentimenti, del desiderio, della ricerca di ragioni forti per vivere. Solo fra le donne Gesù non ha avuto nemici. Il suo sguardo creatore cerca il positivo di quella donna, lo trova e lo mette in luce per due volte: hai detto bene; e alla fine della frase: in questo hai detto il vero.

Trova verità e bene, il buono e il vero anche in quella vita accidentata. Vede la sincerità di un cuore vivo ed è su questo frammento d’oro che si appoggia il resto del dialogo. Non ci sono rimproveri, non giudizi, non consigli, Gesù invece fa di quella donna un tempio. Mi domandi dove adorare Dio, su quale monte? Ma sei tu, in spirito e verità, il monte; tu il tempio in cui Dio viene.

E la donna lasciata la sua anfora, corre in città: c’è uno che mi ha detto tutto di me… La sua debolezza diventa la sua forza, le ferite di ieri feritoie di futuro. Sopra di esse costruisce la sua testimonianza di Dio. Un racconto che vale per ciascuno di noi: non temere le tue debolezze, ma costruiscici sopra. Possono diventare la pietra d’angolo della tua casa, del tempio santo che è il tuo cuore.

(Letture: Esodo 17,3-7; Salmo 94; Romani 5,1-2.5-8; Giovanni 4,5-42)


La Benedizione delle Famiglie 2017

Parrocchia COLLEGIATA Santo Stefano CASTELFIDARDO
www.santostefanocastelfidardo.it email: parrocchia@santostefanocastelfidardo.it
A.D. 2017 tel. 071 90 11 428 -3397808040
BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE
ORARIO Mattino: 9 – 13 Pomeriggio: 15.30 – 21
Orario S. Messe festive: 18.30 (sabato) 10 11.30 18.30
Feriali: 18.30 (Lunedi 8.30 Collegiata, 18.30 Figuretta)

PACE A QUESTA CASA E AI SUOI ABITANTI!
La benedizione della famiglia nella casa è un atto di fede
nella presenza del Signore Gesu’ Cristo Crocifisso e Risorto,
dono della MISERICORDIA del Padre, da cercare e accogliere ogni giorno!
Giovedi 2 marzo P.za Rep.Mazzini M.bello Vic. 5^ Cavour Trento-Trieste,
Venerdi 3 marzo Battisti, Filzi. S. Soprani,
Sabato 4 marzo Rosselli Breccia Casanova Vicolo I
Lunedi 6 marzo P. Soprani Toti
Martedi 7 marzo IV Novembre
Mercol. 8 marzo Gramsci Angeloni Sauro Mordini
Giovedi 9 marzo Garibaldi XVlll Settembre Roma
Venerdi 10 marzo Tagliamento Asiago Contrada Concia
Sabato 11 marzo Marconi
Lunedi 13 marzo I Maggio Diaz Cadorna1-31
Martedi 14 marzo Matteotti
Mercol. 15 marzo Bandiera
Giovedi 16 marzo Redipuglia Istria Carso
Venerdi 17marzo Rizzo Dallape’
Sabato 18 marzo Cerretano Campograsso Recanatese
Lunedi 20 marzo Paolo VI Meucci
Martedi 21 marzo Gorizia Oberdan Montello
Mercol. 22 marzo Piave
Giovedi 23 marzo Cervi Turati Sport Michelangelo XXIV Maggio
Venerdi 24 marzo Iesina Squartabue
Sabato 25 marzo Foscolo Carducci
Lunedi 27 marzo Sanzio Mancini Montessori (31-35)
Martedi 28 marzo Bassi Baracca
Mercoledi 29 marzo Vivaldi Leoncavallo
Giovedi 30marzo Manzoni Da Fabriano Colombo (prima parte)
Venerdi 31 marzo Colombo (seconda parte)
Sabato 1 aprile Giotto M.Figuretta Quasimodo
Lunedi 3 aprileAlighieri (prima parte) Boccaccio
Martedi 4 aprile Alighieri (seconda parte)Ungaretti
Mercoledi 5 aprile Alighieri (terza parte) Pescara Merla Donne partigiane
Giovedi 6 aprile Parini Petrarca Pascoli Alfieri Montessori
Venerdi 7 aprile Che Guevara
Sabato 8 aprile XXV aprile Resistenza
Lunedi 10, martedi11, mercoledi 12 aprile: recuperi
Per Benedizione uffici, fabbriche, negozi e altre attività tel.071 90 11 428 )