22 ottobre 2017 Domenica 29^ T.O.   Recently updated !

 
 
A Cesare ciò che è di Cesare. E noi siamo del Signore
 
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
La trappola è ben congegnata: È lecito o no pagare il tributo a Roma? Stai con gli invasori o con la tua gente? Con qualsiasi risposta Gesù avrebbe rischiato la vita, o per la spada dei Romani, come istigatore alla rivolta, o per il pugnale degli Zeloti, come sostenitore degli occupanti. Erodiani e farisei, due facce note del pantheon del potere, pur essendo nemici giurati tra loro, in questo caso si accordano contro il giovane rabbi di cui temono le parole e vogliono stroncare la carriera.
Ma Gesù non cade nella trappola, anzi: ipocriti, li chiama, cioè commedianti, la vostra esistenza è una recita. Mostratemi la moneta del tributo. Siamo a Gerusalemme, nell’area sacra del tempio, dove era proibito introdurre qualsiasi figura umana, anche se coniata sulle monete. Per questo c’erano i cambiavalute all’ingresso. I farisei, i puri, con la loro religiosità ostentata, portano dentro il luogo più sacro della nazione, la moneta pagana proibita con l’effigie dell’imperatore Tiberio. I commedianti sono smascherati: sono loro, gli osservanti, a violare la norma, mostrando di seguire la legge del denaro e non quella di Mosè.

Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare. È lecito pagare? avevano chiesto. Gesù risponde impiegando un altro verbo, restituire, come per uno scambio: prima avete avuto, ora restituite. Lungo è l’elenco: ho ricevuto istruzione, sanità, giustizia, coesione sociale, servizi per i più fragili, cultura, assistenza… ora restituisco qualcosa. 
Rendete a Cesare, vale a dire pagate tutti le imposte per servizi che raggiungono tutti. Come non applicare questa chiarezza immediata di Gesù ai nostri giorni di faticose riflessioni su manovre finanziarie, tasse, fisco; ai farisei di oggi, per i quali evadere le imposte, cioè non restituire, trattenere, è normale?
E aggiunge: Restituite a Dio quello che è di Dio. Di Dio è la terra e quanto contiene; l’uomo è cosa di Dio. Di Dio è la mia vita, che «lui ha fatto risplendere per mezzo del Vangelo» (2Tm 1,10). Neppure essa mi appartiene. Ogni uomo e ogni donna vengono al mondo come vite che risplendono, come talenti d’oro su cui è coniata l’immagine di Dio e l’iscrizione: tu appartieni alle sue cure, sei iscritto al suo Amore. Restituisci a Dio ciò che è di Dio, cioè te stesso.

A Cesare le cose, a Dio le persone. A Cesare oro e argento, a Dio l’uomo. A me e ad ogni persona, Gesù ripete: tu non appartieni a nessun potere, resta libero da tutti, ribelle ad ogni tentazione di lasciarti asservire. Ad ogni potere umano il Vangelo dice: non appropriarti dell’uomo. Non violarlo, non umiliarlo: è cosa di Dio, ogni creatura è prodigio grande che ha il Creatore nel sangue e nel respiro.

(Letture: Isaia 45,1.4-6; Salmo 95; 1 Tessalonicesi 1,1-5; Matteo 22,15-21)

 


Angelo Spina è il nostro nuovo Arcivescovo

 

Angelo Spina è il nuovo arcivescovo di Ancona-Osimo (foto LaPresse)

Angelo Spina è il  nostro nuovo Arcivescovo:

Il giorno del suo ingresso in  diocesi ci ha proposto

  5 passi :

          1 Parola di Dio

          2 Preghiera

          3 Penitenza

          4 Pane della Vita

          5 Pace

Insieme, come le dita di una mano,

per accogliere con Gesù,

il REGNO DI DIO,

che passa inevitabilmente attraverso il BENE COMUNE

che come cittadini siamo chiamati a costruire insieme.


Carità, non ipocrisia !

Così papa Francesco durante la messa al Cairo, nell’Air Defense Stadium.

“Per Dio è meglio non credere che essere un falso credente, un ipocrita!.

Non serve riempire i luoghi di culto
se i nostri cuori sono svuotati del timore di Dio e della sua presenza.

Non serve pregare
se la nostra preghiera rivolta a Dio
non si trasforma in amore rivolto al fratello.

Non serve tanta religiosità
se non è animata da tanta fede e da tanta carità.

Non serve curare l’apparenza,
perché Dio guarda l’anima e il cuore e detesta l’ipocrisia”.

“Dio gradisce solo la fede professata con la vita,
perché l’unico estremismo ammesso per i credenti è quello della carità!

Qualsiasi altro estremismo non viene da Dio e non piace a Lui!”

Papa Francesco.


Consiglio pastorale 2017-2020

CONSIGLIO PASTORALE 2017-2020

Cfr. STATUTO E REGOLAMENTO DEI CONSIGLI PASTORALI PARROCCHIALI

 

……art.2 Il consiglio pastorale parrocchiale (CPP) è l’espressione della corresponsabilità ecclesiale           di tutti i battezzati verso la propria comunità parrocchiale.

E’ formato da cristiani che vivono l’esperienza di fede e di comunione ecclesiale nella collaborazione e nel servizio.

 

Art. 3 Il CPP è presieduto dal Parroco ed ha solamente voto consultivo (Cfr. CJC can. 536 §2)

 

Art. 6 Il CPP dura in carica tre anni. Al rinnovo  tutti i membri  possono essere rieletti.

 

Possono far parte del CPP coloro che:

A Abbiano ricevuto il Battesimo e la Cresima.

B Siano in piene comunione con la Chiesa cattolica

C Si distinguano per “fede sicura, buoni costumi e prudenza” (cfr can. 512 §3).

 

ELEZIONI

-Ogni associazione e movimento presenti in Parrocchia,

-i catechisti parrocchiali,

-il consiglio per gli affari economici

eleggono DUE RAPPRESENTANTI  ciascuno

e li comunicano al Parroco per l’approvazione.

 

Il numero dei membri eletti da tutta la comunità parrocchiale è di  6 (SEI) persone.

 

AUSILIA SUORE SANT’ANNA         071780633     Liturgia        scuolasantanna@libero.it

BALDONI ALBERTO                           3200285945  Ministeri ordinati e straordinari

BILO’GIOACCHINI PATRIZIA         3317469507   consiglio             bilo.patrizia@libero.it

BORRELLI ROSSI MARIA                 3351420488   consiglio

CANALI MICHELE                               3288767300   consiglio    michelecanali.mi@gmail.com

CARINI DAVID                                     3357024703   consiglio             davidcarini@gmail.com

CECCONI MARCO                             3394251043  Corale            avvmarcocecconi@gmail.com

CIPOLLETTI MAURO e VIRNA          336328393    Confraternite                  cipmau@yahoo.it

D’URSO ANTONIO                                3383198410  Caritas

FOSSATI PESARESI SERGIO               3313694957 Figuretta             s.fossati.pesaresi@alice.it

LEONARDI MARIO                              0717822057   Preghiera

OTTAVIANELLI SANTE                           3384448214  Circolo                   sante.ottavianelli@tin.it

STEFANO GAMBI                                      3341210890 Toniolo                stefano.gambi@hotmail.it

PICCININI LAURA                               3343689400   Giovanissimi

RIZZA GIULIA                                      3404678179   Giovani                   rizzagiulia@icloud.com

RIZZI GIUSEPPE                                   3296233945    Azione Cattolica          pepperizzi@tiscali.it

ROSSINI ALESSANDRO                      3291911741  Catechesi                   arossini1993@libero.it

SCATTOLINI ARMINA                                               3^ età

TESTA FABIO                                          3478293331    consiglio                            fedfab@alice.it

 


MISERICORDIA ET MISERA

Domenica 12 marzo ore 15: Adorazione
ore 16,30 Presentazione della Lettera apostolica
di Papa Francesco a conclusione del Giubileo straordinario della MISERICORDIA


LA preghiera gradita a Dio

L’«ego» del fariseo e il «cuore» del pubblicano

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Due uomini vanno al tempio a pregare. Uno, ritto in piedi, prega ma come rivolto a se stesso: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, impuri…». Inizia con le parole giuste, l’avvio è biblico: metà dei Salmi sono di lode e ringraziamento. Ma mentre a parole si rivolge a Dio, il fariseo in realtà è centrato su se stesso, stregato da una parola di due sole lettere, che non si stanca di ripetere, io: io ringrazio, io non sono, io digiuno, io pago.

Ha dimenticato la parola più importante del mondo: tu. Pregare è dare del tu a Dio. Vivere e pregare percorrono la stessa strada profonda: la ricerca mai arresa di un tu, un amore, un sogno o un Dio, in cui riconoscersi, amati e amabili, capaci di incontro vero. «Io non sono come gli altri»: e il mondo gli appare come un covo di ladri, dediti alla rapina, al sesso, all’imbroglio. Una slogatura dell’anima: non si può pregare e disprezzare; non si può cantare il gregoriano in chiesa e fuori essere spietati. Non si può lodare Dio e demonizzare i suoi figli. Questa è la paralisi dell’anima.

In questa parabola di battaglia, Gesù ha l’audacia di denunciare che la preghiera può separarci da Dio, può renderci “atei”, mettendoci in relazione con un Dio che non esiste, che è solo una proiezione di noi stessi. Sbagliarci su Dio è il peggio che ci possa capitare, perché poi ci si sbaglia su tutto, sull’uomo, su noi stessi, sulla storia, sul mondo (Turoldo). Il pubblicano, grumo di umanità curva in fondo al tempio, ci insegna a non sbagliarci su Dio e su noi: fermatosi a distanza, si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore».

C’è una piccola parola che cambia tutto nella preghiera del pubblicano e la fa vera: «tu». Parola cardine del mondo: «Signore, tu abbi pietà». E mentre il fariseo costruisce la sua religione attorno a quello che egli fa per Dio (io prego, pago, digiuno…), il pubblicano la costruisce attorno a quello che Dio fa per lui (tu hai pietà di me peccatore) e si crea il contatto: un io e un tu entrano in relazione, qualcosa va e viene tra il fondo del cuore e il fondo del cielo. Come un gemito che dice: «Sono un ladro, è vero, ma così non sto bene, così non sono contento. Vorrei tanto essere diverso, non ce la faccio, ma tu perdona e aiuta».

«Tornò a casa sua giustificato». Il pubblicano è perdonato non perché migliore o più umile del fariseo (Dio non si merita, neppure con l’umiltà), ma perché si apre – come una porta che si socchiude al sole, come una vela che si inarca al vento – si apre alla misericordia, a questa straordinaria debolezza di Dio che è la sua unica onnipotenza, la sola forza che ripartorisce in noi la vita.

(Letture: Siracide 35,15-17.20-22; Salmo 33; 2 Timoteo 4,6-8.16-18; Luca 18,9-14)


SS. Crocifisso: memoria tradizione profezia

Il SS. Crocifisso di Castelfidardo :

MEMORIA TRADIZIONE PROFEZIA

MEMORIA
Nel mese di Settembre, Castelfidardo ricorda l’Amore Misericordioso del Padre che ha dato il suo Figlio Unigenito Gesù Cristo, crocifisso per noi e rinnova il suo Grazie nel segno della “Memoria” che i nostri padri ci hanno consegnato.
Ci hanno raccontato di quanto accaduto nel 1865, gli anni dalla Battaglia di Loreto-Castelfidardo che segna l’unità d’Italia.
Come ogni guerra, “inutile strage”, si porta dietro distruzioni, epidemie e morte.
La peste e il colera mietono vittime in Italia e particolarmente nella marca anconitana.
La fede, più forte nelle prove e nei pericoli, spinge i nostri padri davanti all’immagine del SS. Crocifisso con suppliche, processioni di penitenza e preghiere.
Castelfidardo resta incolume
TRADIZIONE
Questa memoria ci aiuta a affrontare le nuove e più pericolose epidemie spirituali e morali del nostro tempo e ci ricorda che Cristo, Crocifisso e Risorto, è la nostra unica Speranza.
Domenica 25 settembre Castelfidardo ha celebrato insieme l’Eucaristia allo stadio cittadino.
Ogni assemblea liturgica domenicale è segno-sacramento della grande assemblea celeste degli angeli e i santi che cantano in eterno la Gloria e la lode di Dio, come in un immenso Stadio.

PROFEZIA
Il Crocifisso è Risorto !
Domenica 25 settembre è stato letta la parabola di Lazzaro, il povero alle porte di un ricco epulone.
La seconda parte del racconto ci apre alla prospettiva della realtà che ci attende.
Intorno all’immagine del Crocifisso al centro dello stadio, ci hanno aiutato le parole di Papa Francesco al Convegno della Chiesa italiana a Firenze:
“Cari fratelli e sorelle, qui è rappresentato il Giudizio universale. Al centro c‘è Gesù nostra luce.
In alto la scritta ‘ ECCE HOMO’. Guardando questa cupola siamo attratti verso l’alto,mentre contempliamo la trasformazione del Cristo giudicato da Pilato nel Cristo assiso sul trono del giudice. Un angelo gli porta la spada, ma Gesù non assume i simboli del giudizio, anzi solleva la mano destra, mostrando i segni della passione, perché ‘Lui ha dato sé stesso in riscatto per tutti’
(1^ Tm.2,6). ’Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui’ (Gv.3,17)

Nella luce di questo Giudice di Misericordia, le nostre ginocchia si piegano in adorazione e le nostre mani e i nostri piedi si rinvigoriscono. Possiamo parlare di umanesimo solamente a partire dalla centralità di Gesù, scoprendo in lui i tratti del volto autentico dell’uomo.. E’ la contemplazione del Volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità. Anche di quella frammenta per le fatiche della vita o segnata dal peccato. Non dobbiamo addomesticare la potenza del volto di Cristo. Il volto è l’immagine della sua trascendenza. E’ il MISERICORDIAE VULTUS.
Lasciamoci guardare da Lui.
Gesù è il nostro umanesimo.
Facciamoci inquietare sempre dalla sua domanda: Voi chi dite che io sia?” (Mt 16,15)


la storia del circolo Toniolo

LA STORIA                                                  

 

                                                   IL CIRCOLO TONIOLO

 

                                               Cronistoria dei primi 85 anni di vita

 

L’11 gennaio 1920 nasce il CIRCOLO GIOVANILE nella “Casa del Popolo nuovo” presso l’attuale Circolo cittadino in via Gramsci, intitolato a GIUSEPPE TONIOLO, in un palazzo acquistato da Don Paolo Pigini, primo assistente ecclesiastico, che coinvolge i giovani, allestendo tra l’altro numerosi spettacoli teatrali (in particolare, operette musicali).

Primo Presidente del Circolo Giovanile è il tipografo Armando Brillarelli.

Nel 1922, dopo un grave episodio di intolleranza in cui alcune squadracce di facinorosi mettono a soqquadro locali e biblioteca del Circolo, obbligando a chiudere l’attività per diverso tempo, viene nominato Presidente Dante Fontanella.

Nel 1930 il Circolo si trasferisce nei locali della Confraternita della Misericordia al Palazzo Mordini vicino alla Chiesetta della Misericordia, custodita dalle suore Carmelitane che accudivano gli anziani del ricovero.

Finche’ sono state a Castelfidardo, le Carmelitane e le Benedettine e gestivano anche l’asilo A San Benedetto pregavano e partecipavano alla S.Messa dietro le grate ancora visibili.

Nel 1938 diviene assistente del Toniolo don Giovanni Barbaccia, affiancando don Paolo Pigini, che ora segue i giovani di A.C. presso l’Istituto S.Anna, coadiuvato da Suor Grazia e dal maestro Osimani..

Don Giovanni Barbaccia non potrà portare a termine molte iniziative intraprese, perché un male inesorabile lo porterà a morte prematura

Nei momenti difficili del regime e della guerra i ragazzi più grandi trovano rifugio nella cantoria della Chiesa di San Benedetto per sfuggire ai rastrellamenti militari.

Dopo il passaggio del fronte (1943) le attività filodrammatiche già   avviate nella prima sede di via Gramsci, hanno un seguito in un teatrino allestito a San Benedetto.

Due novelli sacerdoti castellani sono all’opera: Don Giovanni Simonetti e don Lamberto Pigini. Li seguirà alla fine degli anni quaranta, don Antonio Monaldi e don Ottorino Cesana, venuto dal nord-Italia, determinato e dinamico, organizza la vita religiosa, ricreativa sportiva del Circolo

Nel cortile i ragazzi giocano a pallavolo, pallacanestro, calcio, calcetto: c’è la gloriosa TOPOLINO, la VIS Fidardense ecc…che conseguono notevoli traguardi sportivi. (c’è anche una “gancia” per il gioco delle bocce)

Nei locali interni ping-pong, bigliardo e bigliardino (calcio-balilla), giochi da tavolo; funziona anche una piccola biblioteca. C’è un proiettore per vedere filmini e diapositive

La domenica c’è la Messa a San Benedetto per i ragazzi alle 10, poi tutti a giocare!

Al Circolo ci sono Ragazzini – fiamma bianca – verde – rossa – poi si diventa aspiranti – juniores – seniores.

Le donne di Azione Cattolica preparano i ragazzi ai Sacramenti della Comunione e Cresima

(Serenelli Teresina Bugiolacchi Bice………)

Nasce un bollettino che poi diventa “La voce del Toniolo”. I più grandi danno vita al giornale “Nespola”.

Il Circolo ha sempre avuto un Assistente ecclesiastico: Dopo don Paolo Pigini, don Giacinto Cinelli, don Giovanni Barbaccia, don Antonio Monaldi, don Giovanni Simonetti, don Lamberto Pigini, don Ottorino Cesana è la volta di don Ubaldo Biagioli, don Giuseppe Orlandoni (oggi Vescovo di Senigallia), don Quinto Farabollini, don Franco Pranzetti, don Candido Petraccini, don Moreno Martedì, don Lorenzo Tenti,don Giuseppe Ricotti, don Davide Duca, e, oggi, Don Andrea Cesarini

I preti ad un certo momento facevano sparire il pallone (una volta magari sotto la tonaca!), si va un momento tutti in chiesa e si prega insieme. Poi tutti di nuovo a giocare

“Tanti bei ricordi…per coloro che sono cresciuti a San Benedetto -come scriveva Mons Primo Recanati nel primo numero della Voce del Toniolo – a lodare Iddio con preghiere e canti; tutti passati nelle stanze per le adunanze, recite, gare di bigliardo e ping pong, bisbocciate in occasione di onomastici, compleanni, addii a emigranti e militari. Tanti giovani sono passati nel cortile per le partite di pallacanestro e pallavolo. Furono gli anni più belli!”

 

 

In un altro giornalino del Circolo Toniolo, già Mons. Alfredo Bontempi aveva scritto:

Qui i giovani potrebbero ritrovare trasparente chiarità d’animo, fervore, spontaneità d’impulsi, generosità e disinteresse, perchè gioventù è volontà di conquista, desiderio di lanciarsi e di affermarsi, libertà spirituale, capacità di superarsi, di rinascere ogni ora, fiducia in sé e negli altri, nel proprio avvenire e nella bellezza della vita”.

…… adesso si ricomincia!

 

                       (informazioni raccolte varie fonti e testimonianze castellane

                                                                      a cura di Don Bruno Bottaluscio)

 


don Giovanni Simonetti

don giovanni simonetti 001 Cari amici,

viene scritta questa e-mail per parlare della nuova “Associazione don Giovanni Simonetti”.

Forse qualcuno di voi, almeno tra quelli della zona di Recanati e Castelfidardo, ha conosciuto don Giovanni Simonetti e soprattutto quei sacerdoti che lo hanno avuto quale padre spirituale per due anni al Pontificio Seminario di Fano. Un sacerdote, un grandissimo amico ma soprattutto un uomo pieno di fede e ricco di cultura, grande appassionato di storia locale e di vecchie tradizioni.

Ha svolto la sua missione pastorale soprattutto nella scuola. È stato professore di filosofia al Liceo classico di Recanati ed erano proprio tanti gli allievi che lo andavano a trovare nelle ore del pomeriggio per discutere con lui: era capace di rendere semplice ogni argomento e di approfondirlo spaziando nelle varie discipline, anche quelle scientifiche.

Le ore del giorno, fuori dalla scuola, le trascorreva in Chiesa, in una piccola stanza della sacrestia, a lavorare con il computer per le sue ricerche.

Quando ha avuto dal Vescovo l’incarico di parroco per la Chiesa di Sant’Agostino di Recanati, ha iniziato a conoscere i parrocchiani, stringendo nel tempo tanti contatti personali.

La sua liturgia era caratterizzata dai canti, quasi sempre quelli popolari, più antichi, che lui ripeteva nel timore che le vecchie tradizioni potessero scomparire. Le omelie dimostravano la sua cultura, soprattutto quando si soffermava ad analizzare l’etimologia delle parole, per noi difficili, presenti nelle Sacre Scritture.

La sua modestia era unica e lo portava a mettersi sempre agli ultimi posti e a pensare “agli ultimi”: tanti immigrati lo andavano a trovare ogni giorno per ricevere un obolo e una parola di speranza.

Pertanto don Giovanni non è stato solo un uomo di cultura e di studio, ma soprattutto una fonte di amore per quanti, bisognosi, accorrevano a lui.

Ricordiamo che quando ci incontrava, ci stringeva entrambe le mani, esprimendo anche in questo modo la sua vicinanza affettiva.

Era con certezza un vero pastore di anime e avere avuto don Giovanni è stata, per la Diocesi di Macerata, una vera Grazia di Dio.

Considerato il valore non comune di questo sacerdote, fra pochi giorni costituiremo una regolare associazione con atto notarile a suo nome, in modo che il suo ricordo viva a lungo nel tempo. La nipote di don Giovanni, Angela Galassi, ricoprirà il ruolo di Presidente.

Tra i documenti di don Giovanni, sono stati rinvenuti ben 35 suoi diari: pagine ricche di riflessioni personali, scritte quotidianamente, per annotare quanto lui stesso avesse realizzato nel corso della giornata.

Pensando di fare cosa gradita ai nostri lettori della Morning Note e di Cronos, spediremo una mail periodica con alcune delle riflessioni che don Giovanni scriveva nel suo diario quotidiano. Tali pensieri certamente potranno essere un elemento di gradita meditazione per ciascuno di noi e, proprio per questo, gratuitamente provvederemo alla loro diffusione.

La presente newsletter porta il numero 1, e ringraziamo quanti vorranno leggerla: abbiamo trascritto alcune frasi, trovate nell’ultimo diario di don Giovanni, scritte tra aprile e maggio 2014.

Ringraziamo e porgiamo distinti saluti.

La Presidente Angela Galassi, nipote di don Simonetti

Il Presidente Onorario don Lamberto Pigini

 

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Ecco per oggi alcune frasi di Don Giovanni per le nostre riflessioni

 

13 aprile 2014

Luce e tenebre. Visione e cecità. Udito e sordità. Ci siamo in mezzo e non osservatori.

2 maggio 2014

Talvolta ho la sensazione che siamo gettati nel mondo per conservare lo splendore dei cieli e della terra e per continuare la perennità della sopravvivenza. Ma io ho anche un’anima per trasmettere la bellezza e la verità del pensiero, che vale mille montagne e mille mari.

Giusto è chi riesce a capire e a consegnare la conoscenza della tradizione, che prima di essere codificata è vissuta e ricordata.

N.B. Chi desidera avere  i prossimi numeri

         mandi la sua mail a :

info@associazionedongiovannisimonetti.com


Il Lavoro per la dignità della persona

lavorarexvivere

Invitiamo tutti  a partecipare.

L’iniziativa, promossa dal Consiglio Pastorale con il patrocinio del Comune di Castelfidardo, vuole rivolgere l’attenzione al mondo  del lavoro, in particolare,degli esercenti, commercianti,operatori turistici, gestori dei punti di ristoro e di aggregazione della nostra Città.

Domenica 17 aprile, ore 11.30, celebriamo L’Eucaristia nella nostra Collegiata, animata  dal mondo del lavoro.