ADOTTIAMO UN SEMINARISTA !

Per  Natale adottiamo un seminarista delle giovani chiese missionarie.

E’ un modo concreto per aiutarli a casa loro, in attesa che qualche germoglio di vocazione

spunti anche a casa nostra.

Chi vuole contribuire, si rivolga in Parrocchia.


CATECHESI DELLE FAMIGLIE 2018/19

 

 

 

 

Parrocchia Collegiata S.Stefano Castelfidardo Tel.071 9011428

www.santostefanocastelfidardo.it    email: parrocchia@santostefanocastelfidardo.it

CATECHESI DELLE FAMIGLIE  2018/2019

Carissimi, “Gesù Cristo è il volto della Misericordia del Padre”.

Invitiamo tutti a  fare esperienza del Padre “ricco di Misericordia”,

fonte di vita, gioia e pace;

pronti a dare testimonianza a chi  ci chiede conto della nostra FEDE.

Ci incontriamo il SABATO ORE 15  nel teatrino delle Suore  di S.Anna

PRIMI  INCONTRI NECESSARI:

SABATO  10 NOVEMBRE  Famiglie delle terze elementari (portare il Vangelo)

SABATO   1  DICEMBRE  Famiglie delle  seconde medie (portare Atti degli Apostoli)

SABATO 19 GENNAIO      Famiglie delle quarte elementari (portare il Vangelo)

SABATO   2  MARZO          Famiglie delle terze medie  (portare gli Atti degli Apostoli)

Pro-memoria PER LE FAMIGLIE  DELLA COMUNIONE (3^4^ el.)

Sabato ore 14.45- 16.00 :ACR casa parrocchiale.

Domenica ore 10 S.MESSA con Famiglie e catechisti (Collegiata)

3^ elementare: Domenica  28 ottobre ore 10  CONSEGNA DEL VANGELO alle Famiglie 

 4^  elementare Sabato 26 GENNAIO  ore 15  FESTA DEL PERDONO: (veste battesimale)

Domenica10 marzo ore 10  PRESENTAZIONE DEI COMUNICANDI

Ritiro per la Messa di Comunione:  2-3-4 maggio ore 14.30-16

Venerdi 3 maggio ore 21: Incontro con le  famiglie della Comunione (confessioni)                

DOMENICA 28 APRILE ORE 10: S.MESSA DELLE 4 PARROCCHIE (stadio “Leo Gabbanelli”)

DOMENICA 5 MAGGIO: ORE 10 MESSA DI COMUNIONE

14 maggio  ore 18: Processione dei Santi  Vittore e Corona  S.Messa = Abiti di  Comunione

23 giugno  CORPUS DOMINI  ore 21 S.Messa e Processione   = Abiti di  Comunione

 

Pro-memoriaPER LE FAMIGLIE DELLA CRESIMA(2^3^ media)

Sabato ore 14.45: ACR: 2^ Media Casa parr. 3^ Media Toniolo.

Domenica ore 10 S.MESSA con famiglie e catechisti

2^Media:  Domenica  25 novembre  ore 10 Consegna Atti degli Apostoli alle famiglie

3^ Media: Domenica 24 marzo ore 10 PRESENTAZIONE  DEI CRESIMANDI e PADRINI (persone credenti- praticanti che si impegnano  con la parola, l’esempio, il sostegno spirituale e morale  ad accompagnare i  cresimati)

 

9-10-11 maggio  ore 16-17.30: Ritiro per la  S. Cresima

Venerdì 10 maggio ore 21 Incontro con genitori e padrini ( Candela del  battesimo)

S.CRESIMA  DOMENICA 12 MAGGIO ore  10.30

 

14   maggio: ORE 18  Processione dei  Santi Vittore e Corona Patroni di Castelfidardo

Domenica 23 giugno  CORPUS DOMINI  ore  21 S.Messa e Processione                                                    

                               

 

                   PREGHIERA DEI GENITORI

Signore Dio nostro Padre, Tu hai chiamato per nome noi genitori e i nostri figli: fà  che ascoltiamo la tua Parola.

Tu ci conosci e ci ami: fa che durante questi incontri impariamo anche noi a conoscerTi  e ad amarTi sempre di più.

Noi genitori vogliamo accompagnare con la parola e l’esempio i nostri figli:

aiutaci a essere cristiani coerenti nella Fede e portatori di Misericordia. Amen.

I Catechisti Animatori                                                                              Il Parroco

INFORMATIVA SULLA TUTELA DEI DATI PERSONALI (per iscrizione al catechismo in Parrocchia) DA RESTITUIRE IN PARROCCHIA LETTA, COMPILATA  E FIRMATA

 

Il trattamento dei dati personali acquisiti dalla Parrocchia Collegiata Santo Stefano, ente ecclesiastico civilmente riconosciuto, avverrà nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento canonico (Decreto generale della Conferenza Episcopale Italiana del 25 maggio 2018) e tenuto conto della normativa statuale, precisando che:

  1. a) il trattamento dei dati è improntato ai principi di correttezza, liceità, lealtà e tutela della riservatezza;
  2. b) i dati personali acquisiti verranno trattati al fine di attuare le finalità istituzionali della Parrocchia stessa, ed in particolare di iscrivere il proprio figlio alle attività di catechismo e di ricevere i sacramenti, per il tempo a ciò necessario, e potranno essere comunicati, per realizzare tali finalità, ad altri enti della Chiesa cattolica, come le Diocesi ed altre Parrocchie;
  3. c) i dati acquisiti verranno inseriti nei registri, negli archivi, negli elenchi e schedari, cartacei e informatici della Parrocchia;
  4. d) titolare del trattamento è la Parrocchia Collegiata Santo Stefano , con sede in Castelfidardo An, Piazza della Repubblica 14,nella persona del Parroco Don Bruno Bottaluscio titolare del trattamento e responsabile della protezione dei dati;
  5. e) l’interessato può esercitare i diritti di accesso, integrazione, correzione, annotazione, opposizione e cancellazione dei propri dati, nonché chiedere la limitazione del trattamento, salvo quanto previsto nell’art. 8, § 8, del Decreto generale del 25 maggio 2018, scrivendo al titolare/responsabile del trattamento dei dati;
  6. f) l’interessato ha diritto a revocare il proprio consenso, salvo quanto previsto nell’art. 8, § 8, del Decreto generale del 25 maggio 2018, e salvo quanto previsto alla lett. e) della presente informativa.
  7. g) l’interessato ha diritto di presentare reclamo all’autorità di controllo.
  8. h) i dati sono trattati, manualmente ed elettronicamente, dal titolare del trattamento, dal responsabile del trattamento, e dai responsabili e incaricati preposti a servizi connessi; sono sottoposti a idonee procedure di sicurezza e, salvo il suo consenso, non sono comunicati né diffusi né trasferiti all’esterno.

 

Acconsento a che i miei dati siano inseriti nei registri, negli archivi, negli elenchi e schedari della parrocchia                  O Si                 O No

 

Acconsento a che i miei dati non “riservati” siano inseriti negli annuari, bollettini e notiziari redatti dalla parrocchia e da enti o organismi alla stessa collegati                                                                                   O Si                 O No

 

 

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Firma ____________________________________________

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IL SOGNO DI DIO E’ CHE NESSUNO SIA SOLO E CI AMA SEMPRE !


 

Il sogno di Dio è che nessuno sia solo, senza sicurezza
 
In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola.
Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio» (…). 
Alcuni farisei si avvicinarono a Gesù per metterlo alla prova: «è lecito a un marito ripudiare la moglie?». Chiaro che sì, è pacifico, non solo la tradizione religiosa, ma la stessa Parola di Dio lo legittimava. Gesù invece prende le distanze dalla legge biblica: «per la durezza del vostro cuore Mosè scrisse per voi questa norma». Gesù afferma una cosa enorme: non tutta la legge, che noi diciamo di Dio, ha origine divina, talvolta essa è il riflesso di un cuore duro.
Qualcosa vale più della lettera scritta. Simone Weil lo dice in modo luminoso: «Mettere la legge prima della persona è l’essenza della bestemmia». E per questo Gesù, infedele alla lettera per essere fedele allo spirito, ci «insegna ad usare la nostra libertà per custodire il fuoco e non per adorare la cenere!» (G. Mahler). La Bibbia non è un feticcio, vuole intelligenza e cuore.
Gesù non intende redigere altre norme, piantare nuovi paletti. Non vuole regolamentare meglio la vita, ma ispirarla, accenderla, rinnovarla. E allora ci prende per mano e ci accompagna dentro il sogno di Dio, sogno sorgivo, originario, a guardare la vita non dal punto di vista degli uomini, ma del Dio della creazione.
Dio non legifera, crea: «dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina, per questo l’uomo lascerà il padre e la madre, si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola». Il sogno di Dio è che nessuno sia solo, nessuno senza sicurezza, più che di padre, senza tenerezza, più che di madre. Gesù ci porta a respirare l’aria degli inizi: l’uomo non separi quello che Dio ha congiunto. Il nome di Dio è dal principio “colui-che-congiunge”, la sua opera è creare comunione.
La risposta di Gesù provoca la reazione non dei farisei, ma dei discepoli che trovano incomprensibile questo linguaggio e lo interrogano di nuovo sullo stesso argomento. «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei». Gesù risponde con un’altra presa di distanza dalla legislazione giudaica: «E se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». Nella legge non c’era parità di diritti; alla donna, la parte più debole, non era riconosciuta la possibilità di ripudiare il marito.
E Gesù, come al suo solito, si schiera dalla parte dei più deboli, e innalza la donna a uguale dignità, senza distinzioni di genere. Perché l’adulterio sta nel cuore, e il cuore è uguale per tutti. Il peccato vero più che nel trasgredire una norma, consiste nel trasgredire il sogno di Dio. Se non ti impegni a fondo, se non ricuci e ricongiungi, se il tuo amore è duro e aggressivo invece che dolce e umile, tu stai ripudiando il sogno di Dio, sei già adultero nel cuore.
(Letture: Genesi 2,18-24; Salmo 127; Ebrei 2, 9-11; Marco 10, 2-16)

 


SS.Crocifisso 2018

Parrocchia Collegiata S.Stefano                                               Patrocinio Comune Castelfidardo

x 27 settembre

SS.CROCIFISSO di Castelfidardo  2018

 

Nel mese di Settembre  Castelfidardo ricorda l’Amore infinito del Padre che ha dato il suo Figlio Unigenito Gesù Cristo Crocifisso  per tutti noi e rinnova il suo Grazie  nel segno della  ” Memoria” che i nostri padri ci hanno consegnato.

 

PROGRAMMA

Giovedi 13  settembre ore 18 Cattedrale S .Ciriaco: Mons.ANGELO SPINA Arcivescovo Metropolita riceve il PALLIO

DOMENICA 16 SETTEMBRE  PELLEGRINAGGIO ZONALE A NUMANA

Ore 7.30 Partenza dalle Parrocchie

Ore 8  Confessioni nel Santuario Cristo Re di Numana

Ore 8.30 S.Messa della 5^ Zona pastorale:  Presiede ANGELO SPINA Arcivescovo Metropolita

 

GIOVEDI 27 SETTEMBRE ORE 21 Sala Convegni

LA STORIA E LA MEMORIA: COME  ERAVAMO….

Documentazione  filmata a cura di Beniamino Bugiolacchi

con la collaborazione di Michele Canali

 

 

VENERDI 28 SETTEMBRE  Collegiata

Ore 19  DALLA MEMORIA ALLA PROFEZIA: Riflessione per tutti

(Prof. Andrea Paladini)

ore 20  ceniamo insieme in piazza  (prenotazione in Parrocchia ore 19-20)

Ore 21 Canti dei nostri cori parrocchiali

 

Ore 21.30  Incontro confronto di  tutti i giovani: DIO ATTENDE ALLA FRONTIERA

Presentazione del libro a cura dell’autore  P. RENATO ZILIO  scalabriniano

 

 

SABATO 29  SETTEMBRE ORE 21- 24:   C’E’ TEMPO PER TE  (Collegiata)

 

Preghiera silenziosa introdotta e accompagnata da canti,

davanti al SS. Crocifisso, icona della Divina MISERICORDIA,

con  possibilità di confessarsi

 

DOMENICA 30 SETTEMBRE  2018  

 

CAMMINO, RICORDO, EUCARESTIA

 

Ore 9.30 Raduno il Piazza Garibaldi (Chiesa SS.Abondio e Lucia)

Ore 10: Processione con il SS. Crocifisso portato dalle Confraternite

con  Il civico Gonfalone e  gli stendardi  delle Associazioni di Volontariato,

con il Complesso filarmonico  Citta’ di Castelfidardo

per le vie Garibaldi   Roma  Sauro Battisti Marconi P.za Repubblica

Ore 11  Celebrazione Eucaristica in Collegiata

Il Consiglio pastorale                  Il Parroco


DOMENICA 23settembre 2018: Come accogliere Dio?

SS. Crocifisso di Castelfidardo

   

 

 

 

Accogliere Dio in un bambino, il segreto della Vergine Maria
 
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao.
Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». 
Gesù mette i dodici, e noi con loro, sotto il giudizio di quel limpidissimo e stravolgente pensiero: chi vuol essere il primo sia l’ultimo e il servo di tutti. Offre di se stesso tre definizioni, una più contromano dell’altra: ultimo, servitore, bambino.
Chi è il più grande? Di questo avevano discusso lungo la via. Ed ecco il modo magistrale di Gesù di gestire le relazioni: non rimprovera i suoi, non li giudica, non li accusa, pensa invece ad una strategia per educarli ancora. E lo fa con un gesto inedito: un abbraccio a un bambino. Il Vangelo in un abbraccio, che apre una intera rivelazione: Dio è così, più che onni-potente, onni-abbracciante (K. Jaspers).
Gesù mette al centro non se stesso, ma il più inerme e disarmato, il più indifeso e senza diritti, il più debole, il più amato, un bambino. Se non diventerete come bambini… Gesù ci disarma e sguinzaglia il nostro lato giocoso, fanciullesco. Arrendersi all’infanzia è arrendersi al cuore e al sorriso, accettare di lasciare la propria mano in quella dell’altro, abbandonarsi senza riserve (C. Cayol).
Proporre il bambino come modello del credente è far entrare nella religione l’inedito. Cosa sa un bambino? La tenerezza degli abbracci, l’emozione delle corse, il vento sul viso… Non sa di filosofia né di leggi. Ma conosce come nessuno la fiducia, e si affida. Gesù ci propone un bambino come padre, nel nostro cammino di fede. «Il bambino è il padre dell’uomo» (Wordsworth). I bambini danno ordini al futuro.
E aggiunge: Chi lo accoglie, accoglie me! fa un passo avanti, enorme e stupefacente: indica il bambino come sua immagine. Dio come un bambino! Vertigine del pensiero. Il Re dei re, il Creatore, l’Eterno in un bambino? Se Dio è come un bambino significa che va protetto, accudito, nutrito, aiutato, accolto (E. Hillesum).
Accogliere, verbo che genera il mondo nuovo come Dio lo sogna. Il nostro mondo avrà un futuro buono quando l’accoglienza, tema bruciante oggi su tutti i confini d’Europa, sarà il nome nuovo della civiltà; quando accogliere o respingere i disperati, i piccoli, che sia alle frontiere o alla porta di casa mia, sarà considerato accogliere o respingere Dio stesso.
A chi è come loro appartiene il regno di Dio. I bambini non sono più buoni degli adulti, sono anche egocentrici, impulsivi e istintivi, a volte persino spietati, ma sono maestri nell’arte della fiducia e dello stupore. Loro sì sanno vivere come i gigli del campo e gli uccelli del cielo, incuriositi da ciò che porta ogni nuovo giorno, pronti al sorriso quando ancora non hanno smesso di asciugarsi le lacrime, perché si fidano totalmente. Del Padre e della Madre.
Il bambino porta la festa nel quotidiano, è pronto ad aprire la bocca in un sorriso quando ancora non ha smesso di asciugarsi le lacrime. Nessuno ama la vita più appassionatamente di un bambino. Accogliere Dio come un bambino: è un invito a farsi madri, madri di Dio. Il modello di fede allora sarà Maria, la Madre, che nella sua vita non ha fatto probabilmente nient’altro di speciale che questo: accogliere Dio in un bambino. E con questo ha fatto tutto.
(Letture: Sapienza 2,12.17-20; Salmo 53; Giacomo 3,16-4,3; Marco 9,30-37)

Prenditi tempo per pensare / perché questa è la vera forza dell’uomo

Prenditi tempo per leggere /perché questa è la base della saggezza
Prenditi tempo per pregare /perché questo è il maggior potere sulla terra
Prenditi tempo per ridere /perché il riso è la musica dell’anima
Prenditi tempo per donare /perché il giorno è troppo corto per essere egoista
Prenditi tempo per amare ed essere amato/perché questo è il privilegio dato da Dio
Prenditi tempo per essere amabile / perché questo è il cammino della felicità.
Prenditi tempo per vivere!

La fortezza della Fede, più della potenza dei mezzi umani.

SS. Abondio e Lucia

SS.Vittore e Corona Patroni di Castelfidardo

La forza della Chiesa è la fede, non i suoi «mezzi»
 

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì.
Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
 
Gesù Prese a mandarli a due a due. Ogni volta che Dio ti chiama, ti mette in viaggio. Viene ad alzarti dalla tua vita installata, accende obiettivi nuovi, apre sentieri. A due a due e non ad uno ad uno. Il primo annuncio che i Dodici portano è senza parole, è l’andare insieme, l’uno al fianco dell’altro, unendo le forze.
Ordinò loro di non prendere nient’altro che un bastone. Solo un bastone a sorreggere il passo e un amico a sorreggere il cuore. Un bastone per appoggiarvi la stanchezza, un amico per appoggiarvi il bisogno di comunione. Né pane, né sacca, né denaro nella cintura; e ordinò di non portare due tuniche. Partono senza nulla di superfluo, anzi senza neppure il necessario. Decisivi non sono i mezzi, decisive non solo le cose, ma la fede che «solo l’amore crea» (san Massimiliano Kolbe).
Come se Gesù dicesse ai suoi: Voi vivrete di fiducia: fiducia in Dio, che non farà mancare nulla, e fiducia negli uomini, che apriranno le loro case. «Bagaglio leggero impone il viaggio e cuore fiducioso. Domani non so se qualcuno aprirà la porta ma confido nel tesoro d’amore disseminato per strade e città, mani e sorrisi che aprono case e ristorano cuori…» (M. Marcolini).
Gesù ci vuole tutti nomadi d’amore: gente che non confida nel conto in banca o nel mattone ma nel tesoro disseminato in tutti i paesi e città: mani e sorrisi che aprono porte e ristorano cuori. La leggerezza del nomade è la sua ricchezza, lo porta verso gli altri e gli permette di riceverne i doni, di essere accolto come ospite.
Mi provoca, mi mette con le spalle al muro la povertà di mezzi degli inviati. Vanno bene i pescatori del lago di Galilea, va bene anche un bovaro come il profeta Amos. E nessuno di noi ha meno di loro. Nessuno può dire io sono troppo piccolo per poter diventare testimone del Vangelo, troppo povero, non ho mezzi o cultura.
E allora vado bene anch’io, perché il discepolo annuncia con la sua vita: il mio segreto non è in me, è oltre me, oltre le cose. La forza della Chiesa, oggi come allora, non sta nei numeri o nelle risorse o nei mass media, ma risiede nel cuore del discepolo: «L’annunciatore deve essere infinitamente piccolo, solo così l’annuncio sarà infinitamente grande» (G. Vannucci).

Sorprende che Gesù insista più sulle modalità dell’annuncio, che non sui contenuti di esso. E proclamarono che la gente si convertisse, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. La conversione: vedere il mondo in altra luce, salpare verso cieli nuovi e terre nuove, una nuova architettura del mondo e di rapporti umani. Che è già iniziata. Le loro mani sui malati annunciano appunto che Dio è già qui. È vicino a te con amore. È qui e guarisce la vita.

(Letture: Amos 7,12-15; Salmo 84; Efesini 1,3-14; Marco 6,7-13).

GIOVANNI : DONO DI DIO !

   
La nascita del Battista ci insegna che i figli non sono nostra proprietà
 
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. (…) Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse.
Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. (…).
 
Da Il passaggio tra i due Testamenti è un tempo di silenzio: la parola, tolta al sacerdozio, volata via dal tempio, si sta intessendo nel ventre di due madri, Elisabetta e Maria. Dio scrive la sua storia dentro il calendario della vita, fuori dai recinti del sacro. Zaccaria ha dubitato. Ha chiuso l’orecchio del cuore alla Parola di Dio, e da quel momento ha perso la parola. Non ha ascoltato, e ora non ha più niente da dire.
Eppure i dubbi del vecchio sacerdote (i miei difetti e i miei dubbi) non fermano l’azione di Dio. Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio… e i vicini si rallegravano con la madre. Il bambino, figlio del miracolo, nasce come lieta trasgressione, viene alla luce come parola felice, vertice di tutte le natività del mondo: ogni nascita è profezia, ogni bambino è profeta, portatore di una parola di Dio unica, pronunciata una volta sola.
Volevano chiamare il bambino con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma i figli non sono nostri, non appartengono alla famiglia, bensì alla loro vocazione, alla profezia che devono annunciare, all’umanità; non al passato, ma al futuro. Il sacerdote tace ed è la madre, laica, a prendere la parola. Un rivoluzionario rovesciamento delle parti. Elisabetta ha saputo ascoltare e ha l’autorevolezza per parlare: «Si chiamerà Giovanni», che significa dono di Dio (nella cultura biblica dire “nome” è come dire l’essenza della persona).
Elisabetta sa bene che l’identità del suo bambino è di essere dono, che la vita che sente fremere, che sentirà danzare, dentro di sé viene da Dio. Che i figli non sono nostri, vengono da Dio: caduti da una stella fra le braccia della madre, portano con sé lo scintillio dell’infinito. E questa è anche l’identità profonda di noi tutti: il nome di ogni bambino è “dono perfetto”.
E domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse… Il padre interviene, lo scrive: dono di Dio è il suo nome, e la parola torna a fiorire nella sua gola. Nel loro vecchio cuore i genitori sentono che il piccolo appartiene ad una storia più grande. Che il segreto di tutti noi è oltre noi.
A Zaccaria si scioglie la lingua e benediceva Dio: la benedizione è un’energia di vita, una forza di crescita e di nascita che scende dall’alto e dilaga.
Benedire è vivere la vita come un dono: la vita che mi hai ridato/ ora te la rendo/ nel canto (Turoldo). Che sarà mai questo bambino? Grande domanda da ripetere, con venerazione, davanti al mistero di ogni culla. Cosa sarà, oltre ad essere vita che viene da altrove, oltre a un amore diventato visibile? Cosa porterà al mondo questo bambino, dono unico che Dio ci ha consegnato e che non si ripeterà mai più?

(Letture: Isaìa 49,1-6; Salmo 138; Atti 13, 22-26; Luca 1,57-66.80).
 
 
Ermes Ronchi
(tratto da www.avvenire.it)


Di seguito il commento di Enzo Bianchi.
 
La solennità della Natività di san Giovanni il Battista prevale sul lezionario domenicale. All’inizio dell’estate si celebra questa grande festa, una ricorrenza antichissima, già attestata da sant’Agostino in Africa. Accanto a Maria, la madre del Signore, Giovanni il Battista è il solo santo di cui la chiesa celebri non solo il giorno della morte, il dies natalis alla vita eterna, ma anche il dies natalis in questo mondo: di fatto, Giovanni è il solo testimone di cui il Nuovo Testamento ricorda la nascita, così intrecciata con quella di Gesù.
Ed è proprio questo intersecarsi di vicende che ha portato alla scelta della data del 24 giugno per celebrarne la memoria: se la chiesa ricorda la nascita di Gesù il 25 dicembre, non può che ricordare quella di Giovanni al 24 giugno, essendo essa avvenuta, come testimonia il vangelo secondo Luca, sei mesi prima.
Il parallelismo di queste date contiene anche una simbologia, almeno nel bacino del Mediterraneo che è stato il crogiolo della fede ebraico-cristiana: se il 25 dicembre, solstizio d’inverno, è la festa del sole vincitore, che comincia ad accrescere la sua declinazione sulla terra, il 24 giugno, solstizio d’estate, è il giorno in cui il sole comincia a calare di declinazione, proprio come è avvenuto nel rapporto del Battista con Gesù, secondo le parole dello stesso Giovanni: “Egli deve crescere e io diminuire” (Gv 3,30).

 


CORPUS DOMINI 2018

 

 

 

 

 

Le 4 Parrocchie di Castelfidardo

invitano tutti alla celebrazione comunitaria del

                CORPUS DOMINI

               DOMENICA 3 GIUGNO  2018

Programma:

ore 21 Concelebrazione delle 4 Parrocchie a S.Agostino

ore 21.30  Processione eucaristica per le vie

IV Novembre, Oberdan, Rizzo, Montessori

ore 22.30  Benedizione alla Città nel parcheggio Meucci- Montessori


SS. TRINITA’: Dio si fa vicino per non allontanarsi mai più.

Un Dio che si fa vicino per non allontanarsi mai più
 

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Ci sono andati tutti all’ultimo appuntamento sul monte di Galilea. Sono andati tutti, anche quelli che dubitavano ancora, portando i frammenti d’oro della loro fede dentro vasi d’argilla: sono una comunità ferita che ha conosciuto il tradimento, l’abbandono, la sorte tragica di Giuda; una comunità che crede e che dubita: «quando lo videro si prostrarono. Essi però dubitarono».
E ci riconosciamo tutti in questa fede vulnerabile. Ed ecco che, invece di risentirsi o di chiudersi nella delusione, «Gesù si avvicinò e disse loro…». Neppure il dubbio è in grado di fermarlo. Ancora non è stanco di tenerezza, di avvicinarsi, di farsi incontro, occhi negli occhi, respiro su respiro. È il nostro Dio “in uscita”, pellegrino eterno in cerca del santuario che sono le sue creature.
Che fino all’ultimo non molla i suoi e la sua pedagogia vincente è “stare con”, la dolcezza del farsi vicino, e non allontanarsi mai più: «ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Il primo dovere di chi ama è di essere insieme con l’amato. «E disse loro: andate in tutto il mondo e annunciate».
Affida ai dubitanti il Vangelo, la bella notizia, la parola di felicità, per farla dilagare in ogni paesaggio del mondo come fresca acqua chiara, in ruscelli splendenti di riverberi di luce, a dissetare ogni filo d’erba, a portare vita a ogni vita che langue. Andate, immergetevi in questo fiume, raggiungete tutti e gioite della diversità delle creature di Dio, «battezzando», immergendo ogni vita nell’oceano di Dio, e sia sommersa, e sia intrisa e sia sollevata dalla sua onda mite e possente!
Accompagnate ogni vita all’incontro con la vita di Dio. Fatelo «nel nome del Padre»: cuore che pulsa nel cuore del mondo; «nel nome del Figlio»: nella fragilità del Figlio di Maria morto nella carne; «nel nome dello Spirito»: del vento santo che porta pollini di primavera e «non lascia dormire la polvere» (D.M. Turoldo).
Ed ecco che la vita di Dio non è più estranea né alla fragilità della carne, né alla sua forza; non è estranea né al dolore né alla felicità dell’uomo, ma diventa storia nostra, racconto di fragilità e di forza affidato non alle migliori intelligenze del tempo ma a undici pescatori illetterati che dubitano ancora, che si sentono «piccoli ma invasi e abbracciati dal mistero» (A. Casati). Piccoli ma abbracciati come bambini, abbracciati dentro un respiro, un soffio, un vento in cui naviga l’intero creato.
«E io sarò con voi tutti i giorni». Sarò con voi senza condizioni. Nei giorni della fede e in quelli del dubbio; sarò con voi fino alla fine del tempo, senza vincoli né clausole, come seme che cresce, come inizio di guarigione.
Letture: Deuteronomio 4,32-34.39-40; Salmo 32; Romani 8,14-17; Matteo 28,16-20